Alla clinica L’Immacolata c’è la riapertura graduale

Da lunedì via a ricoveri e prestazioni ambulatoriali, ma resta lo spettro della vendita Ritorno scaglionato al lavoro per i 116 dipendenti della struttura sanitaria di Celano
CELANO. C’è l’ok della proprietà alla ripartenza di reparti e attività ambulatoriali della clinica L’Immacolata. È quanto emerso ieri nel corso di un incontro sulle sorti della casa di cura di Celano. Molti servizi sono ancora bloccati, ma nelle prossime settimane tutto dovrebbe tornare gradualmente alla normalità con nuovi ricoveri e con la ripartenza delle attività. Ciò fino a settembre, quando si tornerà con ogni probabilità a parlare di cessione o di chiusura. Ma intanto ci sono buone notizie per la maggior parte dei 116 lavoratori che torneranno in servizio, anche se in modo graduale. «L’azienda ha deciso che da lunedì 22 ripartiranno i ricoveri nel reparto di Medicina e tutte le prestazioni ambulatoriali», ha spiegato il componente della segreteria provinciale Uil-Fpl Florindo De Angelis, «verrà reimpiegato il personale in cassa integrazione in modo progressivo in base all’aumento dei ricoveri».
La casa di cura di Celano è ancora l’unica struttura territoriale a non aver ripristinato l’erogazione sia dei servizi che dei ricoveri, tanto che attualmente, tranne qualche paziente in Chirurgia, ha ancora il reparto di Medicina vuoto. L’immobilismo della struttura sanitaria privata ha provocato nei giorni scorsi una dura presa di posizione da parte della Uil che ha espresso grande preoccupazione e disappunto per la grave situazione lavorativa in cui versano i dipendenti e per i disservizi «a danno degli utenti che si sono sempre avvalsi delle prestazioni sanitarie da molti anni».
Dopo l’ordinanza regionale numero 55 del 5 maggio scorso, che dava il via libera al ripristino dell’operatività per tutte le case di cura private, L’Immacolata non ha ripreso l’attività e il direttore generale della struttura Paolo Favari, secondo quanto dichiarato dalle organizzazioni sindacali di categoria, non aveva saputo nel corso degli incontri dare risposte chiare e precise in merito alla tempistica per una completa riapertura, sia in termini di ricoveri che di prestazioni ambulatoriali. Inoltre, la situazione stava creando tensione tra i lavoratori, riconducibile soprattutto a una riduzione importante degli stipendi.
Ora arriva uno spiraglio di luce che potrebbe permettere il pagamento del personale. C’è però anche il rischio che qualcuno possa restare comunque escluso.
«Puntiamo a un ritorno al lavoro di quasi tutto il personale», ha spiegato De Angelis, «gli altri dipendenti prima usufruiranno delle ferie, poi avranno a disposizione quattro settimane di cassa integrazione. Dovremo avere un ulteriore incontro per i dettagli, ma quello che ci interessa ora è il ripristino dei servizi perché ciò riporterà la clinica in attivo». Lo spettro della cessione o della chiusura però ancora è dietro l’angolo.
«Ci hanno confermato la volontà di chiudere dopo il mese di agosto», ha chiarito il sindacalista della Uil, «l’attività di questi mesi per lo meno permetterà di recuperare il budget perso nelle settimane di stallo dovuto all’emergenza coronavirus». Questo soprattutto per fare in modo che in una eventuale trattativa di vendita la struttura possa essere più appetibile.
«È un buon inizio», ha concluso De Angelis, «le basi gettate ci fanno sperare per una trattava che possa portare a dei risultati positivi».
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