Allarme giovani e violenze: «Investire in prevenzione»

Rischio radicalizzazione tra adolescenti, pericoli alimentati dalla propaganda social Il territorio aquilano non è immune: «Occorrono istruzione e un’alta sorveglianza»
L’AQUILA. Un fenomeno di respiro internazionale che non risparmia nemmeno il territorio provinciale aquilano. Anzi, come sottolinea il prefetto Cinzia Torraco, «è proprio in contesti lontani dalle grandi città che trova sostenimento». L’allerta attorno agli episodi di radicalizzazione violenta è alta anche nell’Aquilano, alla luce soprattutto delle recenti violenze che hanno coinvolto giovani e giovanissimi. Fatti di cronaca che hanno riacceso i riflettori sull’importanza della prevenzione della radicalizzazione violenta, alimentata soprattutto dalla propaganda sui social network, vero e proprio terreno fertile per tensioni e proselitismo. Ed è stata proprio la prevenzione di tali fenomeni, attraverso un approccio multidisciplinare, il tema al centro del seminario organizzato dall’Università dell’Aquila in collaborazione con la prefettura e la cooperativa sociale Exit. Un’occasione per fare il punto sugli estremismi sul territorio nazionale – nei giorni in cui sono ancora negli occhi le rivolte scoppiate in Francia dopo l’uccisione del 17enne Nahel Merzouk – con un focus anche per la città dell’Aquila. «Dal 10 al 12 ottobre», annuncia l’esperta Cristina Caparesi, psicologa e pedagogista e componente della Radicalization awarness network-Exit della Commissione europea, «partirà un corso gratuito sul tema dedicato a docenti, forze dell’ordine e operatori del territorio, con la possibilità di essere aperto anche agli studenti delle lauree magistrali». Le iscrizioni sono aperte sul sito exitscs.it. Tra i relatori al seminario del dipartimento di Scienze umane, evidenzia David Mancini, procuratore del tribunale per i minorenni: «La radicalizzazione va oltre il fenomeno religioso, è un problema delle società democratiche». Anche se quella jihadista è una delle minacce più forti per la sicurezza nazionale: «Le segnalazioni sono diminuite ma il rischio resta alto», esordisce Nicola Mirante, comandante provinciale dei carabinieri, «la guerra in Ucraina ha alimentato la propaganda contro l’Occidente. Dobbiamo tenere sotto stretta sorveglianza l’attività di proselitismo che imperversa sui social, specie tra i giovani». Dei veri e proprio «sensori sul territorio», come li ha definiti il questore Enrico De Simone descrivendo le attività di prevenzione delle forze dell’ordine. La radicalizzazione violenta rischia di attirare soprattutto i giovani: «L’esclusione sociale è tipica degli adolescenti e la situazione è peggiorata dopo il Covid», aggiunge Cecilia Angrisano, presidente del tribunale per i minorenni dell’Aquila, «e per quanto riguarda i minori stranieri non accompagnati, il sistema sta implodendo: non si riesce a garantire la scolarizzazione né a controllare gli accessi al mondo del web». Il procuratore Michele Renzo indica in scuole e università «i luoghi in cui promuovere una maggiore educazione tra i giovani». Tra i relatori Cosimo Lamanuzzi, comandante provinciale della guardia di Finanza, Enrico Sbriglia, già dirigente dell’Amministrazione penitenziaria, il docente Francesco Sidoti, e il rettore Edoardo Alesse.

