Antico Palio del 1800 in onore del santo protettore dal sisma

Spunta un documento dell’Archivio di Stato che lo attesta Il ricercatore Rossi effettua uno studio sull’argomento
L’AQUILA. All’inizio del 1800, nei primi giorni di ottobre, nel centro storico dell’Aquila si correva un Palio, simile a quello di Siena, in onore di Sant’Emidio, il santo protettore dai terremoti molto venerato anche in città soprattutto dopo il sisma del 1703.
IL DOCUMENTO. La notizia, scovata dal ricercatore Fernando Rossi, si trova in un documento conservato all’Archivio di Stato. Nel documento, datato 1807, si parla del Palio in maniera indiretta. Si tratta, infatti, di una sorta di denuncia, presentata all’Intendente della Provincia (la massima autorità locale, era l’epoca in cui il regno di Napoli era sotto i Francesi), nella quale uno di concorrenti del Palio lamenta il fatto che gli organizzatori non hanno voluto riconoscergli la vittoria, anzi avrebbero fatto di tutto per danneggiarlo. Ecco la trascrizione integrale del documento fatta da Fernando Rossi: “All’Illustrissimo signor Intendente di questa Provincia di Aquila, Duca di Alanno. Io Gaetano De Amicis di detta città, supplicando, espone a vostra signoria Illustrissima che essendosi dai procuratori della festa di Sant’Emidio, celebrata il 6 ottobre, fatto un Pallio di Cavalli, vi posi il mio com’era solito (partecipai come sempre con il mio cavallo, ndr) e sebbene lo avessi guadagnato (vinto, ndr) nonostante le insolenze fattemi per istrada dalle genti per dispettarlo (nonostante i dispetti che mi furono fatti lungo il percorso, ndr), ciò nonostante sotto varj raggiri e pretesti non se li volle da Deputati consegnare (non mi si volle consegnare il Palio, ndr), con aversi bene i medesimi dichiarato di doversi nuovamente correre (gli organizzatori decisero di ripetere la corsa, ndr). Si diede luogo a questa seconda Carriera (Palio, ndr) il giorno 18 andante (18 ottobre 1807, ndr), e sebbene molte persone cercassero far arrestare il corso al cavallo dell’oratore (nonostante in molti cercarono di bloccare la corsa del mio cavallo, ndr), pur non gli riuscì malagevole vincerlo per la seconda volta (riuscii a vincerlo una seconda volta, ndr). Ma a che mai mi giovò? I Deputati destinati per detto pubblico spettacolo, sebbene conscj delle ingiustizie ed arresti fatti per istrada al mio cavallo, tutto effetto d’invidia e contro del banno penale emanato e conscj altresì di aver il mio cavallo vinto per aver posto per primo il piede su la meta, non vollero neppur consegnarglielo, anziché ordinarono, che per domenica ventura si fusse dovuto ricorrere per la terza volta (la vittoria fu negata per la seconda volta e fu indetta una terza corsa, ndr)”.
LA RICHIESTA. A questo punto il due volte vincitore chiede all’Intendente che sia fatta giustizia (l’Intendente aveva peraltro assistito al Palio) e che vengano convocati “i Deputati che non hanno voluto riconoscere le vittorie onde diano conto del loro mengiusto operato e consegnarmi il Premio”. Dal documento non sappiamo come andò a finire, se cioè la vittoria fu o meno riconosciuta, ma è evidente che si trattava di una tradizione ormai consolidata e anche molto sentita dalla città. Resta il “mistero” su perché il Palio si svolgeva a ottobre e non il 5 agosto, giorno in cui la chiesa celebra il Santo (come avviene ad Ascoli di cui Sant’Emidio è patrono e dove si svolge la Quintana alla quale partecipa un sestiere che prende il nome dal Santo protettore dai terremoti). Le agiografie riferiscono che Sant’Emidio (nato a Treviri in Germania nel 273) fece tappa anche all’Aquila prima di raggiungere Ascoli dove poi fu vescovo. Ottobre potrebbe essere la data di tale passaggio in città, ma chiaramente si tratta solo di ipotesi che non hanno alcun riscontro nelle fonti.
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