Appello da Roio: «Frazioni dimenticate»

7 Gennaio 2020

Lo storico locale Ciccozzi: «Rapporto difficile con la città, servirebbe una maggiore autonomia»

ROIO. «Le poco pubblicizzate e a Roio, poco sentite – solo 109 votanti – elezioni per il rinnovo dell’amministrazione per l’uso civico ripropongono una serie di problematiche fra cui quella del rapporto fra città e frazioni».
Lo scrive in una nota Fulgenzio Ciccozzi, che ha scritto diversi libri sulla storia di Roio. «Quello fra città e frazioni», sottolinea Ciccozzi, «è un rapporto difficile che risale alla notte dei tempi. L’Aquila, intesa non come città ma come amministrazione, prima figlia poi matrigna dei paesi del circondario, con il suo ruolo egemonico ha diffuso una sorta di malcontento tra gli abitanti dei paesi che si sono visti relegati in ruoli marginali, schiacciati dalla supremazia del capoluogo. Senza risalire a secoli fa basti pensare al 1927 quando, in piena epoca fascista, i Comuni del circondario vennero accorpati alla città che tornò ad abbracciare, si fa per dire, un territorio ampio stringendolo nella sua morsa. Solo Lucoli, nel 1947, riuscì a riacquistare l’autonomia momentaneamente perduta. Venendo a tempi recentissimi prima le circoscrizioni – abolite con una legge del 2010 – poi i consigli territoriali di partecipazione, voluti dalla precedente amministrazione nel 2015 e lasciati completamente abbandonati a sé stessi dall’attuale governo cittadino, e per finire gli Usi civici non sono mai riusciti a difendere il territorio di rappresentanza. I cittadini delle frazioni pur nutrendo un assoluto rispetto e amore verso la città, e non potrebbe essere altrimenti, reclamano una maggiore attenzione verso il loro territorio. Queste lagnanze possono essere evitate concedendo alle frazioni un valido organo amministrativo e delegando allo stesso anche possibilità di spesa con una gestione diretta di una parte delle risorse incamerate dal Comune: una sorta di federalismo locale che riconosce la città come punto di riferimento e le frazioni come partecipi di un progetto inclusivo. Insomma, il territorio circostante non può essere più considerato solo come luogo di conquista (vedi per esempio le antenne a Monteluco di Roio e l’esagerato numero del Piano Case che ha investito l’altopiano) ma di sviluppo».