MONETA DIGITALE

Aquilana cade nella truffa delle criptovalute. Maxi raggiro online da 100mila euro

30 Aprile 2026

Tutto nasce da un like. Sedici le persone indagate per aver promesso guadagni facili

L’AQUILA.

«Tu metti un like sui video che ti indichiamo, e noi, in cambio, ti diamo un piccolo compenso». Al resto ci pensa l’algoritmo, con i video che hanno maggiori possibilità di diventare virali e il guadagno che, a quel punto, diventa reciproco. Un guadagno piccolo, sia chiaro. Dopotutto si tratta di muovere soltanto un dito. Eppure, nell’epoca dello “scrolling” compulsivo, l’idea di guadagnare qualcosa da un’azione ormai diventata abitudine quotidiana sembra in ogni caso allettante. Figuriamoci, poi, se i video da mandare virali diventano tanti. Roba da demolire in un colpo solo le tante, troppe critiche, sollevate da esimi neuropsichiatri che da anni ormai indicano nei social network la rovina di tante persone, se non di intere schiere di nativi digitali. Anche perché, i compensi, per quanto piccoli, effettivamente arrivano.

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Insieme al sospetto che quegli stessi esperti, sempre pronti a demonizzare l’impatto delle nuove tecnologie, altro non siano se non il colpo di coda di una generazione da mandare al più presto in pensione. Al punto che, vista la qualità del rapporto lavorativo ormai rodata nonostante la distanza geografica tra le parti, puntualmente annullata dalle stesse piattaforme, la proposta diventa presto quella di fare “il salto” tramite un investimento in criptovalute, così da sfruttare tutti i canali possibili offerti dalle nuove frontiere dal mercato on line per massimizzare i guadagni. Gli stessi che una volta si facevano solo dopo anni di studio, o col sudore della fronte, ritrovandosi magari a fine carriera con pochissimi risparmi. Molto meglio, in ogni caso, di quelli che una giovane aquilana si è ritrovata sulla carta prepagata dopo l’ennesimo investimento pilotato, pari a un ammanco di poco inferiore ai 112mila euro. Tanto che a diventare virale a suon di like, ormai, non sono i video pubblicati su una nota piattaforma social, bensì le possibilità dei truffatori di raggirare le vittime, adescate con piccoli guadagni e poi rovinate, proprio come predicavano quei neuropsichiatri da mandare in soffitta.

LE INDAGINI
Il pubblico ministero Andrea Papalia ha infatti chiuso le indagini a carico di 16 persone (due italiani, di cui un palermitano e una donna del Nuorese), un marocchino, un romeno, un ivoriano e undici cinesi – tutti residenti in Italia – ritenuti gli autori della maxi-truffa consistita, stando alle accuse, nel proporre in concorso tra loro un incarico alla ragazza «tramite l’apposizione di like ai video pubblicati on line sulla piattaforma Youtube mediante artifici e raggiri», a partire dalla regolare corresponsione di «un piccolo compenso per tale attività, così procurandosi affidabilità per le proposte avanzate».

SI PASSA ALL’INCASSO
Stando sempre alle accuse, gli indagati avrebbero «successivamente rappresentato alla persona offesa un asserito affare nell’acquisto di criptovalute» previo inserimento di quest’ultima in un gruppo Telegram nel quale venivano «giornalmente specificati compiti lavorativi, corrispettivi guadagnati, opzioni di pagamento con possibilità di rimborso e false indicazioni sulle concrete modalità per acquistare le criptovalute». Un modus operandi, secondo la Procura, finalizzato a lasciare intendere «di averne la disponibilità e a ricevere la restituzione delle somme per il conseguimento dei profitti, in realtà inesistenti, inducendo così in errore la vittima che, confidando nelle rassicurazioni pattuite, si determinava a effettuare, in tempi diversi, versamenti di importo vario per un ammontare complessivo di 111.951 euro».

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