Aquilana sviluppa una tecnologia per combattere le malattie rare

Valeria Ricotti, 42 anni, si è specializzata in pediatria a Dublino e lavora in un’università di Londra Ha realizzato sensori da applicare sui pazienti per studiare l’evoluzione della distrofia muscolare
L’AQUILA. Porta la firma della ricercatrice aquilana Valeria Ricotti, 42 anni, la tecnologia Avatar in grado di studiare la distrofia muscolare di Duchenne. Tramite 17 sensori, applicati con un vetrino sugli indumenti dei pazienti, è possibile ricostruire un "gemello digitale" del malato, raccogliere dati e studiare l'evoluzione della malattia. La tecnologia è simile a quella usata nei film: è diventata un modello per monitorare e prevedere l’evoluzione delle patologie che compromettono il movimento e per ridurre drasticamente tempi e costi per lo sviluppo di nuove terapie. «Una volta raccolti», spiega Ricotti, «i dati vengono analizzati utilizzando l'intelligenza artificiale. I risultati che ne vengono fuori sono una sorta di "firma digitale" della malattia, che consente di individuarne la progressione e trovare le cure più adeguate». Il metodo è testato sui pazienti adulti con atassia di Friedreich e sui bambini con distrofia muscolare.
Valeria Ricotti, dopo aver frequentato il liceo classico dell'Aquila, ha studiato medicina al Royal College of surgeons di Dublino, dove si è specializzata in pediatria, per poi trasferirsi a Londra, dove lavora all’University College che, insieme ai ricercatori dell’Imperial College, ha realizzato lo studio con il coinvolgimento dell’ospedale pediatrico londinese Great Ormond. «Mi occupo di sviluppo di terapie avanzate come quelle geniche per le malattie rare, tipo la Duchenne, per le quali la ricerca di nuovi farmaci è molto difficile», spiega Ricotti, «perché sono cure particolarmente costose ed elaborate, ma anche perché, per le malattie rare, difficilmente è possibile arruolare nei lavori il numero di pazienti necessari per avere risultati significativi».
Nella sperimentazione della tecnologia Avatar sono stati impiegati 7 sensori indossati da 21 bambini e ragazzi tra cinque e 18 anni affetti da distrofia muscolare: malattia che viene diagnosticata ogni anno, nel mondo, a 20.000 bambini. La tecnologia con questi biomarker digitali ha permesso di anticipare di sei mesi l’evoluzione della patologia. «Potenzialmente questo tipo di tecnologia può essere impiegata in tutte le malattie che coinvolgono il cervello e il sistema nervoso, il cuore, i polmoni, i muscoli, le ossa», precisa Ricotti, «il prossimo passo è ottenere l'approvazione dagli enti regolatori per l'uso della tecnologia nelle sperimentazioni dei farmaci per atassia e distrofia». Si stanno però raccogliendo dati anche per la cura di parkinson, alzheimer e della sclerosi multipla.
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