Asl, non è un posto per giovani: alta l’età media dei dipendenti

La denuncia della Cgil: «Il maggior numero di addetti (834 unità) nella fascia tra 55 e 59 anni» Il nodo delle pensioni e la richiesta di «azioni correttive per la revisione del fabbisogno di personale»
L’AQUILA. Non solo una carenza di personale «gravissima e cronica», ma anche dipendenti con un’età media avanzata, visto che il 64% dei lavoratori ha tra i 50 e i 67 anni. I numeri sono pesanti: 627 unità in meno, rispetto al reale fabbisogno, destinate ad aumentare in vista dei prossimi pensionamenti. I sindacati tornano a denunciare la situazione di emergenza in cui versa l’Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, in una provincia, quella aquilana, che occupa circa la metà del territorio abruzzese. I disagi non riguardano solo tutti i profili professionali, ma anche la qualità del lavoro offerto all’utenza, tanto che sono ormai compromessi anche i Lea, i livelli essenziali di assistenza. La vertenza, culminata con la proclamazione dello stato di agitazione da parte della Cgil, va avanti. Si attendono risposte dalla Regione, che ha operato un ulteriore taglio di 5,3 milioni sul costo del lavoro. Ma, secondo i sindacati, agli impegni e alle promesse non stanno seguendo i fatti: dopo l’ultima riunione in prefettura dello scorso 13 settembre, «nessun cenno» è arrivato dall’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, che aveva assicurato la convocazione di un tavolo di confronto entro 15 giorni. Della questione è stata investita anche l’assemblea dei sindaci, nel giorno dell’insediamento del nuovo comitato ristretto.
DIPENDENTI “ANZIANI”. La Fp-Cgil ha diffuso un prospetto sull’età media del personale a tempo indeterminato attualmente in servizio negli ospedali della provincia: nella prima fascia, compresa tra i 20 e i 24 anni, c’è un solo dipendente, ed è un uomo. Nella seconda, tra i 5 e i 29, ci sono 5 donne e 3 uomini. Quella che conta più addetti, e cioè 834 unità, è la fascia di età tra i 55 e i 59 anni. «L’età anagrafica media dei lavoratori Asl», spiegano Francesco Marrelli, Anthony Pasqualone, Angela Ciccone, della segreteria Fp-Cgil, e Annarita Gabriele, Fp-Cgil Medici, «è in costante e inesorabile aumento. Diventa facile comprendere che, senza reali azioni correttive volte a una completa revisione del fabbisogno di personale, e quindi a nuove assunzioni, sia le condizioni di lavoro, sia la garanzia dei Lea, sia la qualità dei servizi, verranno ulteriormente compromessi. Circa il 64% dei lavoratori si trova in età compresa tra i 50 e i 67 anni e nel giro di pochi anni, anche attraverso il ricorso alla normativa sui cosiddetti lavori usuranti (che permette ai lavoratori un anticipo che va da 1 a 3 anni sull’età pensionabile) oltre 600 unità lavorative saranno collocate in quiescenza. Inoltre, se verrà mantenuto il blocco del turn-over all’80%, la conseguenza sarà un’ulteriore perdita di circa 500 posti di lavoro».
LE CRITICITÀ. «Nonostante l’esistenza di una giovane graduatoria per l’assunzione di medici di Anestesia e Rianimazione e un avviso pubblico per medici per l’Unità operativa di Chirurgia generale del presidio ospedaliero di Sulmona, a oggi l’Asl non ha potuto precedere alle assunzioni. E non c’è traccia del personale medico che doveva far fronte alla cronica carenza registrata nei pronto soccorso. Il dubbio è che nella valutazione complessiva molto peso sia dato alle responsabilità dovute alle massacranti condizioni di lavoro a cui i lavoratori sarebbero chiamati e alla carenza di una prospettiva, sia di miglioramento di tali condizioni, che di crescita professionale. Tali criticità sono state evidenziate sui servizi di emergenza/urgenza, ma purtroppo trovano conferma in ogni singolo servizio e in ogni singola unità operativa dei presidi ospedalieri e delle strutture territoriali, dall’Aquila ad Avezzano, da Sulmona a Castel di Sangro. Riguardo alle sbandierate assunzioni dichiarate dall’assessore Paolucci, a oggi ne risultano autorizzate soltanto nove».
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