Asm, il caso-precari

Marrelli e Coletti (Cgil): la differenziata cresce, ma a che prezzo
L’AQUILA. In 5 anni la raccolta differenziata è cresciuta del 14%. Ma resta ferma la contrattazione di secondo livello sui salari dei lavoratori e l’azienda fa ricorso ai contratti interinali, aumentando la precarizzazione. E non vengono attivati percorsi di formazione. Infine, è alta l’età media dei lavoratori addetti alla raccolta dei rifiuti: il 23% ha tra i 55 e i 64 anni. È questa la fotografia, secondo la Fp-Cgil, della situazione dell’Asm. Il sindacato sollecita la riapertura di una fase di contrattazione, per migliorare le condizioni salariali, ma anche la qualità della vita dei lavoratori.
DIFFERENZIATA. «In un momento di trasformazione del sistema dell’igiene ambientale», affermano Francesco Marrelli ed Ezio Coletti, della Fp-Cgil, «la formazione del personale è un fattore di crescita professionale e di miglioramento qualitativo del servizio. A questo si aggiunga che una elevata esposizione al rischio lavorativo necessita di interventi straordinari su percorsi formativi, a tutela della persona e dell’integrità fisica. Sono anni che in Asm non si vedono affissi in bacheca programmi dedicati alla formazione. Queste attività devono interessare le pratiche quotidiane di lavoro, ma con un’attenzione maggiore nei confronti di qualità, ambiente e sicurezza. Ciò vuol dire investire, oltre che sui mezzi, sulle persone: in poche parole sui lavoratori, perché è proprio dalla formazione degli addetti che nasce la qualità del servizio erogato».
L’AUMENTO. «Un servizio», sottolineano Marrelli e Coletti, «che sul territorio comunale si sostanzia con la raccolta differenziata attraverso il metodo del “porta a porta”. I dati contenuti nella relazione al bilancio di Asm chiuso al 2016, confermano che le tonnellate di rifiuti differenziati raccolte sono passate dalle 8.171,00 del 2012 alle 11.713,00 dello scorso anno con un aumento, quindi, della raccolta differenziata – nel quinquennio 2102-2016 – di 14 punti percentuale (dal 21% al 35%), avvicinandosi alla media nazionale (47%). Se da un lato questo dato è confortante, dall’altro dimostra chiaramente un aumento dei carichi di lavoro per gli addetti alla raccolta, la gran parte dei quali ha una elevata età anagrafica: infatti si stima che il 23% dei lavoratori abbia un’età compresa tra i 55 e i 64 anni».
SALARI. Un altro dato evidenziato dalla Cgil è il risparmio di 184.134 euro sul costo del personale, dal 2015 al 2016: «Di certo al raggiungimento di questo risparmio», aggiungono Marrelli e Coletti, «ha contribuito il conseguimento della pensione da parte di alcuni lavoratori, ma hanno concorso anche alcune forme di compressione del salario, quale una forte riduzione del lavoro domenicale e del lavoro notturno: un risparmio esiguo (sulle relative indennità) che spesso incide negativamente sull’esito del servizio stesso».
PIÙ PRECARI. «A ciò si aggiunge che non esiste una contrattazione di secondo livello che possa migliorare il salario del lavoratore o alcuni elementi della sua composizione. Una contrattazione aziendale sempre annunciata da parte dell’amministratore unico, ma di fatto mai iniziata. Si sostanzia, di contro, il ricorso alla somministrazione interinale: quindi, il fenomeno della precarizzazione del lavoro, che priva il lavoratore di ogni forma di progettualità della propria esistenza».
E questo è uno degli aspetti più significativi della denuncia del sindacato, con giovani che non possono programmare il loro futuro, né farsi una famiglia.
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