Ateneo a pagamento In calo il numero di studenti iscritti

4 Luglio 2015

La rettrice Inverardi: era un dato abbastanza prevedibile Ora vogliamo fornire un’offerta didattica all’avanguardia

L’AQUILA. Meno studenti nell’ateneo aquilano quest’anno, ma “migliori”, nel senso che sono quelli che davvero vogliono starci. Si può riassumere così la situazione degli iscritti nelle facoltà aquilane dopo il ritorno odiato del pagamento delle tasse e con l’introduzione del numero programmato in tre (su quattro per i quali la legge lo prevede) corsi di laurea. Parliamo di Scienze Motorie e Biotecnonologie e Biologia. Resta, per ora, a numero aperto il corso magistrale di Psicologia. Al 30 giugno del corrente anno accademico gli iscritti il sono 23.130 (dato non definitivo). Nella stessa data dell’anno accademico 2013/2014 erano 25.770. Mancano dunque all’appello 2.640 iscritti. «Sono poco più di mille rispetto a quanto avevamo stimato di perdere con l’introduzione del numero programmato», ha spiegato la rettrice Paola Inverardi (nella foto), per dire che il crollo c’è stato, ma non così diverso da quanto atteso. L’occasione per fare il punto sullo “stato di salute” dell’università dell’Aquila è stata la presentazione – alla presenza dei rappresentanti del consiglio d’amministrazione, del Comune dell’Aquila con il consigliere Stefano Palumbo e dell’Adsu (l’Azienda per il diritto agli studi universitari) con la neo direttrice Giulia Marchetti – ieri mattina al rettorato, del nuovo Accordo di programma triennale 2015/2018 stipulato con il ministero dell’Istruzione. L’Aquila è l’unico ateneo in Italia a poter contare su un simile accordo, definito “di garanzia” dalla rettrice, in quanto «copre eventuali imprevisti da tutte le azioni che l’ateneo ha messo in atto per tornare alla normalità. Dopo sei anni», ha aggiunto la Inverardi, «non si pagavano le tasse e non avevamo idea del peso economico degli studenti, non sapevamo quanto potevamo incassare». L’Accordo calca il piano strategico con cui la rettrice intende, nel giro di tre anni, riportare a regime il funzionamento dell’università. Il ministero ha dato tre ambiti in cui potrà intervenire: la compensazione delle tasse universitarie laddove non dovessero bastare, la stabilità di bilancio e il pagamento degli affitti degli stabili post-sisma dell’ateneo. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, la rettrice ha precisato che esiste un “piano di dismissione”. «Quanto alla cifra che dovrebbe rientrare con le tasse, il ministero assicurerà il raggiungimento di 14 milioni, cifra iscritta nell’ultimo bilancio, coprendo eventuali ammanchi con 9 milioni per quest’anno, 7 milioni per il 2016 e 5 milioni per il 2017». Firmato l’Accordo di programma, adesso l’ateneo sta lavorando con il Comune ad azioni che riducano gli abbandoni. «Si riuscirà tuttavia a farlo soltanto con un’offerta didattica d’eccellenza», ha detto la Inverardi, «e fornendo i servizi e le occasioni per restare in città». L’ateneo dell’Aquila non è l’unico a perdere numeri di iscritti, anzi rispetto agli altri abruzzesi sembra godere di migliore salute. La rettrice lo ha sottolineato confrontando L’Aquila con le immatricolazioni complessive nelle università di Teramo e Chieti, dove il calo è stato del 51,6%, mentre è stato del 45% nell’intero Abruzzo». Dopo gli anni post-sisma in cui si è assistito all’aumento degli iscritti più “adulti”, negli ultimi anni l’età media degli immatricolati sta scendendo a quella classica dei 18-19 anni. È un ritorno alla normalità?

Marianna Gianforte

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