Avezzano, ruba un cavo al Cam, operaio licenziato

Dipendente del Consorzio acquedottistico marsicano incastrato dalle telecamere di sicurezza installate in seguito ai numerosi furti registrati nel magazzino. L'uomo ha perso il lavoro per un cavo che ha rivenduto a 100 euro
AVEZZANO. Licenziato per un furto da cento euro. L’infedeltà è costata il posto di lavoro a un operaio generico del Consorzio acquedottistico marsicano, incastrato da una telecamera fatta installare dai dirigenti in seguito ai ripetuti furti all’interno del magazzino di Caruscino. Il dipendente è accusato di avere sottratto materiale elettrico e di averlo venduto a un’azienda del nucleo industriale di Avezzano, incassando la somma di 100 euro.
L’operaio è stato licenziato in tronco dal Consorzio acquedottistico marsicano. Per i vertici dell’azienda di gestione del servizio idrico integrato, impegnati in una dura battaglia per riportare il Cam in acque meno agitate, il raid dell’operaio ha fatto venir meno «l’elemento fiduciario che costituisce il presupposto fondamentale della collaborazione per il rapporto di lavoro tra le parti».
Il pesante provvedimento disciplinare è stato adottato dopo un faccia a faccia tra i dirigenti del Cam e il dipendente. Quest’ultimo ha ammesso, mettendolo anche per iscritto, di aver prelevato e venduto i cavi elettrici custoditi nel magazzino a un’azienda del nucleo industriale.
Si tratta di cavi codificati e non più in uso al Cam, potenzialmente pericolosi una volta finiti sul mercato.
«Pensavo non servissero più», si è giustificato l’operaio, un uomo di mezza età.
Giustificazione che non è bastata a salvargli il posto di lavoro. La vicenda è destinata ad avere anche risvolti penali, non solo per l’ex operaio: il Cam, infatti, oltre al licenziamento immediato, ha presentato un esposto «per sottrazione di materiale aziendale» al commissariato di polizia di Avezzano chiedendo all’autorità giudiziaria «il sequestro dei cavi elettrici rubati che potrebbero essere reimmessi in commercio abusivamente arrecando danni a chi opera correttamente sul mercato». Chi ha acquistato il materiale rischia una denuncia per ricettazione.
«La ferma azione della nuova governance del Cam», affermano la presidente Paola Attili, l’amministratore delegato Giuseppe Venturini e il consigliere di gestione Armando Floris, «è in linea con le indicazioni del Consiglio di sorveglianza, con fiore all’occhiello il drastico abbattimento di consulenze ed esternalizzazioni, la riduzione dei costi di gestione e dell’energia elettrica e, non ultima, l’inversione di rotta sul debito. Quindi non faremo sconti a nessuno, neanche ai dipendenti infedeli».
Al Cam, società che gestisce i servizi idrici in 33 comuni, lavorano 128 dipendenti. «Stiamo tentando di far capire ai nostri dipendenti che c’è un dovere nei confronti del datore di lavoro», precisa la presidente Paola Attili, «perché è vero che ci sono persone che si comportano in maniera ineccepibile, ma è altrettanto vero che ce ne sono altre che lo fanno un po’ meno. In passato alcuni episodi possono essere stati sottovalutati. Non c’ero, ma immagino che in un momento di maggiore allegria nella gestione della cosa pubblica, come nel Cam, potrebbero esserci stati degli episodi anomali. Alcuni dipendenti sono male educati, non solo sul lavoro ma nella conservazione del bene comune e dell’azienda. Non vogliamo impartire delle lezioni, ma se dobbiamo avere aziende sane non possiamo tollerare simili atteggiamenti. Non fa piacere a nessuno licenziare, nè a me nè al Consiglio di gestione. Ma non si ruba. Il Cam non assume da diversi anni e 128 dipendenti non sono tanti se rapportati alla mole di lavoro in tutti i comuni serviti. Il problema è che alcuni non hanno estrema dedizione al lavoro».
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