Avezzano

Avezzano, voci di speranza 111 anni dopo il terremoto: «Cede la terra, le persone no»

14 Gennaio 2026

La cerimonia al castello Orsini: il ricordo nei disegni dei bimbi, Scelli incanta la platea

AVEZZANO. Il terremoto divide la terra e unisce le persone. È scritto a colori su un cartoncino in formato A3. Lo esibiscono i bambini dell’istituto comprensivo Giovanni XXIII - Vivenza, sul palco del castello Orsini. Dove sfilano, un po’ imbarazzati, davanti alle autorità e alle istituzioni politiche. Orgogliosi di aver contributo a mantenere viva la storia. Seppur appaia lontanissima.

LA FORZA DI UN POPOLO

È stato uno dei momenti iconici delle celebrazioni in memoria delle vittime del terremoto del 13 gennaio 1915. Da allora sono trascorsi 111 anni. Un’eternità. E al tempo stesso uno schiocco di dita. In questo tempo il mondo è cambiato, si è evoluto. Ha superato sé stesso, più e più volte. E con lui si sono trasformati i popoli. Per quelli marsicani è stato più complicato di altri. Hanno dovuto affrontare il peso delle macerie e di un’identità distrutta. Ancora una volta. «Solo pochi decenni prima il lago del Fucino era stato prosciugato. E i vostri trisavoli, nati attorno alle rive e abili pescatori, erano stati chiamati a reinventarsi». Così il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, ad aprire i lavori della cerimonia al castello Orsini, poco dopo le 11.30. «Avevano dovuto imparare a zappare la terra. E già esisteva una prima forma di migrazione. Arrivavano da fuori regione per venire a coltivare i campi. All’epoca la città di Avezzano contava appena 12mila abitanti. E tutt’intorno i piccoli centri», ha spiegato, «e di certo non c’era la corsa allo spopolamento. Ma all’improvviso arrivò il boato. E la tragedia. Sapete ragazzi», rivolgendosi agli studenti, «da quell’orrore abbiamo saputo risollevarci come popolo. Immaginate con quale fatica. Siamo stati talmente bravi a ricostruirci che oggi, circa il 30% del Pil regionale arriva dalla Marsica. Il nostro dna è forza del coraggio e capacità di accogliere. Il mio consiglio per voi oggi è uno solo. Studiate. Perché grazie alla cultura potrete vivere da persone libere e indipendenti».

«IO CI SONO, NON SEI SOLO»

Poi le iniziative dei ragazzi. Sul palco due giovani studentesse della quarta B del Liceo Vitruvio, Virginia Rea ed Elisa Guglielmi, autrici di alcuni degli articoli sul sisma pubblicati nell’inserto speciale del Centro. Hanno spiegato il loro punto di vista, secondo quello che è stato il filo conduttore di questa particolare ricorrenza: #ancheiosonoterremoto. E ancora una poesia scritta a più mani dagli alunni della Giovanni XXIII - Vivenza, di cui si fa interprete la piccola Sveva. “...è sempre giorno ma sembra notte. E il vento gelido tutto nasconde...” . Poi l’intervento straordinariamente d’impatto del direttore dell’agenzia regionale di protezione civile, Maurizio Scelli. Un uomo segnato dalle imprese e dall’impegno sociale. Che ha viaggiato per il mondo, dove il tempo sembra essersi fermato. Negli scenari peggiori, segnati dalle guerre. E che ha saputo trovare le parole, il tono e la chiave per arrivare al cuore dei giovanissimi seduti in platea. «Da questa tragedia c’è un’attualità che permane, ed è il dolore. Dal quale nessuno può dirsi immune. In quei momenti, serve qualcuno che ti sia vicino e che non ti faccia sentire solo. E allora, a chi vi dice che siete “quelli” del domani, non credeteci. Voi siete quelli dell’oggi. Potete offrire la vostra manina e dire “io ci sono, non sei solo”». Poi l’annuncio di un progetto voluto dal sindaco Di Pangrazio per l’impegno concreto nel rendere le scuole più sicure. «Grazie per aver creduto nell’importanza della prevenzione e della formazione». Concetti prioritari, specie a pochi giorni dal dramma di Crans-Montana. «Il primo gennaio, all’una e trenta, in un locale svizzero sono morti tanti ragazzi della vostra età, per l’incuria dell’uomo e per la cupidigia, ma forse anche perché nelle scuole qualcuno ha avuto meno sensibilità nel prepararvi a capire che cosa stesse succedendo. Noi dobbiamo essere quelli che sanno che cos’è il dolore. Su di voi il sindaco investe, perché voi non siete soltanto persone a cui bisogna dare cultura, ma anche sentimento e capacità di essere protagonisti della vita degli altri. Possiamo aggiungere vita ad ogni giorno». Poi le luci della grande sala del castello si sono spente. «Perdutamente, siamo in mare aperto. Perdutamente, è già mattino presto... Se per Dio siamo niente, di niente, di niente. Un fuoco d'artificio». Scelli ha voluto chiudere la giornata col brano simbolo della tragedia svizzera. Quello di Achille Lauro, colonna sonora ai funerali di Achille Barosi, una delle sei vittime italiane.

NON BASTA AVERE MEMORIA

Dal vice prefetto aggiunto Federico Izzi l’invito a «essere coraggiosi come lo sono stati coloro che vi hanno preceduto». Il vescovo Giovanni Massaro, ha invece spiegato che «ricordare non è solo un esercizio di memoria. Ma lavorare per costruire una realtà sicura e solidale».

LA TESTIMONIANZA

Sul palco è salita, commossa, la professoressa Annamaria Simone. Sua mamma, “Laurina”, è stata letteralmente risparmiata dal sisma. Per tutta la vita ha raccontato ai figli e agli affetti la storia di quel giorno, così come l’aveva vissuta una bambina di appena 5 anni. Quell’orrore davanti ai suoi occhi, era una testimonianza cruda e preziosa delle ore più drammatiche. Per questo la figlia Annamaria ha voluto metterla nero su bianco. Per tramandarla alle future generazioni e far sì che non si disperdesse.

GLI ALTRI MOMENTI

Ferme davanti al memoriale delle vittime, le autorità civili, militari e religiose, in composto silenzio. Hanno deposto la corona d’alloro al Memorial sul Salviano. Poi tutti insieme si sono spostati in piazza san Bartolomeo. Luogo simbolo della Avezzano che fu. C’erano il senatore Michele Fina, gli amministratori dei Comuni di Scurcola Marsicana e Tagliacozzo, il sindaco di Gioia dei Marsi Gianluca Alfonsi e i soci del Rotary Club Avezzano. Oltre al responsabile della protezione civile di Avezzano, il consigliere Maurizio Seritti, il comandante del 9° Reggimento Alpini Mario D’Angelo, e la direttrice del carcere di Avezzano Maria Celeste D’Orazio. Qui hanno potuto visionare sul proprio telefono lo scenario antico dell’area, così come si presentava prima del terremoto. E in sottofondo le note dell’associazione bandistica Castelnuovo Città di Avezzano.