Le sinfonie di Brugman incantano il Pescara

L’uruguaiano si muove a centrocampo come un direttore d’orchestra
e la sua leadership in regia è la chiave dei successi dei biancazzurri
PESCARA. A Pescara la musica è cambiata. A suon di gol e risultati, intorno allo stadio Adriatico-Cornacchia si sente una nuova sinfonia, che echeggia tra quanti stanno tornando a sperare con rinnovata fiducia nella salvezza. Merito anche degli innesti del mercato invernale, su tutti il regista Gaston Brugman. Un direttore d’orchestra con classe da vendere, capace di dettare ritmo e tempi al centrocampo del Delfino in modo da permettere a tutti gli uomini del tecnico Giorgio Gorgone di ritagliarsi un ruolo fondamentale in questo spartito impreziosito da strumenti diversi ma funzionali in un’economia di squadra.
Dal suo ritorno in riva all’Adriatico, il tocco di Brugman si è già reso palpabile. Il gol vittoria al Partenio contro l’Avellino il 15 febbraio ha aperto la striscia di tre vittorie ed un pareggio nelle ultime cinque giornate. Ma non è solo questo perché “un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia” per parafrasare De Gregori e la sua Leva calcistica della classe ’68. Fantasia da vendere per il play uruguaiano, come in occasione dell’assist al bacio di domenica sera per il gol del 3-0 di Di Nardo contro il Bari. Una visione di gioco concretizzata con un passaggio millimetrico che ha lanciato il bomber biancazzurro da solo in porta. Proprio come pochi giorni prima allo Stirpe di Frosinone, con lo stesso capocannoniere del Pescara imbeccato sul filo del fuorigioco e messo nelle condizioni di pungere con un destro letale. È tornato in città con la missione di salvare il Delfino e lo sta dimostrando da leader silenzioso, ma efficace nella zona nevralgica del campo dove il suo estro ha totale libertà di sfogo. E non è un caso che la squadra ha iniziato a proporre nuove soluzioni tattiche, rendendosi più incisiva sotto porta. Indubbiamente il rendimento non risponde solo al tasso tecnico del singolo, eppure l’aggiunta di fosforo in fase di impostazione contribuisce sensibilmente a dare nuova linfa alla manovra. Dati alla mano, Brugman è diventato il play inamovibile di Gorgone che, dopo aver atteso il recupero del pieno ritmo partita, gli ha affidato le chiavi della regia e non lo toglie più.
Arrivato a Pescara per la prima volta nell’estate del 2012, sei mesi dopo passa al Grosseto prima di fare ritorno dal prestito a fine stagione. Da lì mostra a tutti il valore e la garra sudamericana al punto che i tifosi biancazzurri se ne innamorano. Poi la fascia di capitano nel 2017, dopo l’addio di Memushaj. Nel 2019 lasciò il Delfino e nessuno avrebbe immaginato che questa storia d’amore potesse avere un nuovo capitolo. E lo stesso Brugman, dopo il ritorno all’Adriatico-Cornacchia, non ha celato l’emozione: «Ho avuto i brividi nel tunnel che mi riapriva questo stadio e questa tifoseria, una sensazione che mi mancava. Sono orgoglioso di questa società e di questa maglia, un orgoglio che voglio trasmettere ai miei compagni». La voglia di ritrovare il Pescara gli ha permesso di accettare l’offerta in poche giorni perchè, come ha ricordato, «ho fatto una scelta rapida ma consapevole, di pazzia e di amore, e sono contentissimo di essere tornato». Ora i brividi li sta facendo sperimentare ai tifosi che chiedono ai romantici come lui e Insigne un ultimo gesto d’amore passionale, salvando la categoria e facendo vivere altri notti magiche come quelle di domenica sera. Tutti si preparano al prossimo “concerto” del Delfino. Silenzio in sala, il direttore d’orchestra è pronto a comporre un’altra sinfonia.
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