Avvocato “salva” la pensione del pentito

Il legale aquilano ha firmato il ricorso per l’incostituzionalità della norma che ha revocato il beneficio
L’AQUILA . C’è anche l’impegno di un avvocato aquilano dietro la dichiarazione di incostituzionalità della norma che ha revocato le misure assistenziali a condannati per mafia e terrorismo che scontino la pena fuori dal carcere. Fabio Cassisa è, infatti, uno dei firmatari dei ricorsi alla Corte costituzionale al cui esito sono stati ritenuti illegittimi cinque commi dell’articolo 2 della cosiddetta “le legge Fornero”, in pratica la riforma del sistema pensionistico, con cui nel 2012 sono stati cassati i sostegni a condannati per reati di criminalità organizzata destinatari di soluzioni alternative alla detenzione carceraria. Cassisa, in particolare, si è occupato di un collaboratore di giustizia ospitato in Abruzzo che, nel 2017, quando le procedure burocratiche di applicazione della norma sono state completate, si è visto revocare la pensione di invalidità.
«In questo caso c’era un motivo di impugnazione del provvedimento ancora più forte, considerato lo stato del mio assistito», sottolinea l’avvocato, «ma la sentenza, di cui è stato relatore nei giorni scorsi Giuliano Amato, va oltre ed estende il principio di incostituzionalità di quei commi inseriti nella Fornero». Il pronunciamento in sostanza considera «irragionevole» che lo Stato valuti il condannato meritevole di accedere a tale modalità alternative di detenzione, privandolo però delle uniche fonti di sostentamento rappresentati da misure assistenziali, come appunto pensione di invalidità, indennità di accompagnamento e pensione sociale. «Sebbene queste persone abbiano gravemente violato il patto di solidarietà sociale che è alla base della convivenza civile», spiega la sentenza, «attiene a questa stessa convivenza civile che a essi siano comunque assicurati i mezzi necessari per vivere».
In base alla decisione della Corte costituzionale, dunque, il collaboratore di giustizia assistito da Cassisa recupererà circa 30mila euro che l’Inps non gli aveva versato negli ultimi quattro anni in applicazione proprio delle norme contestate. La presentazione del ricorso sulla legittimità costituzionale di quei cinque commi, che furono inseriti nella legge Fornero per iniziativa di parlamentari della Lega, ha consentito infatti al pentito di ottenere la retroattività degli effetti prodotti dalla sentenza. Per questo riceverà gli arretrati della sua pensione di invalidità a partire dall’anno in cui la revoca delle misure assistenziali e diventata operativa. (g.d.m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

