Balconi crollati, processo all’Aquila

La Cassazione rispedisce al tribunale gli atti approdati a Piacenza. Prescrizione più vicina per i principali reati contestati
L’AQUILA. Il processo-fantasma torna all’Aquila. Uno dei filoni storici delle indagini nate nel post-terremoto – lo scandalo, ancor oggi sotto gli occhi di tutti, dei balconi marciti del Progetto Case che continuano a crollare senza soluzione di continuità – torna al tribunale del capoluogo, dopo un “giretto” a Piacenza. E torna alla fase dell’udienza preliminare, di fatto mai avviata, bloccata da quasi tre anni in attesa di capire chi debba trattare il caso.
GIOCO DELL’OCA. La Corte di Cassazione ha ora definito la questione della competenza territoriale di un procedimento particolarmente complesso, che ipotizza una frode nelle pubbliche forniture per 18 milioni, ai danni dello Stato. Un’indagine avviata dopo il crollo di un primo balcone nel Piano Case di Case di Preturo (2014) e poi proseguita attraverso una serie di vicende che, di conseguenza, avvicinano a marce forzate la prescrizione. Almeno per i titolari delle imprese accusati della frode. Comunque vada, si prevedono tempi lunghi e battaglie a colpi di perizie e controperizie, per cui è verosimile ipotizzare che, almeno i reati come la frode nelle pubbliche forniture, truffa e omissioni varie, cadranno in prescrizione ben prima che l’ipotetico processo di primo grado possa essere definito con sentenza.
NUOVO COLPO DI SCENA. La Procura di Piacenza, dove erano stati trasferiti dall’Aquila gli atti per competenza territoriale (visto che sarebbe stato commesso lì il reato più grave), non ritiene di doversene occupare. Decisione avvenuta due anni dopo il trasferimento delle carte al tribunale emiliano. L’udienza preliminare, dunque, con 29 imputati, non è mai iniziata. Il gip emiliano ha rimandato gli atti a Roma, da dove torneranno all’Aquila.
GLI SCENARI. Tra gli imputati ci sono anche due grandi accusati nel processo all’ex commissione Grandi rischi, poi assolti in appello e in Cassazione. Si tratta di Mauro Dolce, responsabile unico del procedimento, e Gian Michele Calvi, progettista e direttore dei lavori. Ai due, come a coloro che hanno presenziato alle lavorazioni e al collaudo, si contesta la frode nelle pubbliche forniture. Balconi montati male e con legno di scarsa qualità: fatti risalenti alla costruzione e, dunque, a 10 anni fa. Imputati per truffa i titolari delle ditte campane che effettuarono i lavori, oltre a sei funzionari comunali per omesso controllo nella manutenzione. E se il procedimento farà “selezione” almeno per gli imputati principali, il cerino rischia di restare in mano agli ultimi livelli della filiera: gli aquilani.
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