Bande di baby bulli e spacciatori: al via i primi interrogatori on line

Stamattina i sei arrestati si collegano in via telematica con il tribunale dove ci sono giudici e difensori La prossima settimana saranno i ragazzi affidati in comunità a rispondere alle domande dei giudici
L’AQUILA. Si tengono questa mattina gli interrogatori dei sei ragazzi finiti in carcere nell’ambito dell’operazione congiunta di polizia e carabinieri che si è svolta nei giorni scorsi all’Aquila, contro le baby gang che terrorizzano e spacciano nel centro città. Gli interrogatori si svolgono in modalità telematica. Dal carcere in cui sono rinchiusi i sei si collegano a distanza con il tribunale dove sono presenti i giudici e i loro difensori.
Sono invece in programma per martedì prossimo gli interrogatori dei sette giovani collocati in comunità. Quelli che si trovano all’Aquila dovranno comparire in tribunale, mentre si collegano a distanza quelli assegnati alle comunità lontane dell’Aquila.
L’operazione delle forze dell’ordine ha sgominato almeno tre gruppi, distinti ma con qualche “amicizia” in comune, che spacciavano, intimidivano e passavano alle vie di fatto con i coetanei, anche per saldare conti di poche decine di euro. Gruppi di albanesi, italiani, egiziani e tunisini quelli finiti nell’indagine della procura del Tribunale per i minorenni, che martedì ha portato all’esecuzione di tredici misure cautelari (6 arresti, 7 affidi in comunità, 30 indagati in tutto) verso giovani tra i 15 e i 19 anni da parte di carabinieri e polizia.
L’esito delle indagini è stato illustrato dal procuratore dei minori David Mancini, dal questore Enrico De Simone e dal colonnello dei carabinieri Nicola Mirante. Nelle bande anche un ragazzo originario della Bosnia e uno della Moldavia. A unire tutti sono i contesti sociali difficili: sette indagati infatti vivevano in una comunità, che per cinque era la stessa. Due arrestati hanno precedenti: maltrattamenti in famiglia, lesioni e resistenza in un caso; lesioni e minacce in concorso e rissa in concorso nell’altro. Uno dei ragazzi affidati in comunità è indagato per violenza sessuale.
Il giro di spaccio non ha un riferimento preciso. La violenza scattava per riscuotere i debiti di droga, per lo più marijuana e hascisc.
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