Barattelli: un patto scritto tra l’Ance e i candidati sindaci

Il presidente dei costruttori: subito un osservatorio mensile Chiedere al governo misure straordinarie per accelerare
L’AQUILA. Un patto scritto e controfirmato con la città, tra l’Ance e tutti i candidati sindaci alle elezioni amministrative di giugno, per dare vigore e accelerazione alla ricostruzione e nuova linfa all’economia di un capoluogo altrimenti destinato alla morte.
È quanto propone il presidente dell’Associazione costruttori della provincia dell’Aquila, Ettore Barattelli, anche alla luce del Piano triennale 2017-2019 delle opere pubbliche presentato dal sindaco Massimo Cialente e dall’assessore Maurizio Capri, e ieri portato alla discussione del consiglio comunale.
DATEMI UNA LEVA... «Una serie di problemi, tutti risolvibili con la sola volontà di farlo – perché i soldi ci sono – stanno bloccando la ricostruzione pubblica e rallentando notevolmente quella privata», afferma il presidente dell’Ance, Ettore Barattelli, «creando un danno economico e stracciando il tessuto sociale della città in un modo che potrebbe diventare irreversibile».
PATTO D’ONORE. Barattelli non ha la bacchetta magica, ma la soluzione sì: «Intanto come Ance proponiamo ai candidati sindaci un “Patto con la città”, che dovranno firmare con l’impegno di rispettare i punti che contiene e, magari, arricchirli con altre proposte operative». Già, perché le proposte del presidente dei costruttori sono operative e non pensierini su un quaderno. «Il punto fondamentale è costituire una cabina di regia, con una conferenza di servizi permanente per un monitoraggio con tutte le stazioni appaltanti», spiega Barattelli, «in modo da avere un osservatorio mensile. La mia non è teoria, perché – sotto il coordinamento del vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli – già lo facciamo come Ance insieme al Genio civile. Ci vediamo una volta al mese e si considera quello che va e quello che si deve fare. Solo così siamo riusciti a far ripartire il dipartimento statale, che ha bloccato ben 150 cantieri. Forse in pochi sanno», prosegue Barattelli, «che ci sono voluti sei mesi al Genio civile per mettere un timbro sul progetto di Palazzo Margherita, la cui cantierizzazione era stata inaugurata a novembre e solo ad aprile ha avuto l’ok del Genio».
UNA SGOMMATA. Per accelerare i tempi della ricostruzione – perché è una corsa contro il tempo, per evitare lo spopolamento e la distruzione di tutto il tessuto economico cittadino – il presidente dell’Ance nel “Patto” con i candidati sindaci, scrive di firmare l’impegno di chiedere al governo «misure straordinarie per l’adozione e l’approvazione dei progetti e le procedure d’appalto. L’accelerazione occorre sia per la ricostruzione privata, che per la pubblica, in modo da rendere funzionale il centro storico e le frazioni, che sono al palo, per evitare lo spopolamento dell’Aquila e dei borghi limitrofi», afferma Barattelli. «La procedura straordinaria deve essere chiesta – e concessa – anche per le scuole. E per procedura straordinaria s’intende poter derogare al codice degli appalti e passare al criterio dell’appalto-concorso».
IL PROFUMO DEI SOLDI.
«Anzi, molti contributi sono bloccati, a cominciare dai 35 milioni del Comune, fermi da 6 anni, per la sede unica dell’ente all’ex autoparco. E i 48 milioni, sempre del Comune, per le scuole. E i 10 milioni per la scuola Mazzini di Villa Gioia, per i quali il Provveditorato alle Opere pubbliche, ente appaltante, aspetta solo l’ok dal Comune, che da mesi non arriva. L’amministrazione deve decidere se vuole ridare vita al centro storico o farlo morire. Ci sono negozi che hanno richieste da chi vuole aderire al bando “Fare centro”. Ma se gli edifici non vengono ultimati e non ci sono né residenti, né uffici, come fanno i commercianti a tornare in centro? L’esempio della sede unica del Comune è emblematico», conclude Barattelli. «C’è un progetto per l’ex autoparco, verso la stazione, per 35 milioni e 10 mila metri quadrati da sfruttare. Il Comune può realizzare 2 mila metri fuori e 8 mila tra gli edifici del centro, in modo da ridare vita al cuore della città e risparmiare 2 milioni di euro di affitti passivi che gli aquilani stanno pagando da 8 anni. Soldi che potrebbero essere impiegati per diminuire la Tari e i gli altri balzelli comunali».
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