“Bella ciao” per l’ultimo ufficiale Il commosso addio a Malvestuto

3 Marzo 2023

Il feretro accolto in chiesa con l’inno dei partigiani. Lettera di ringraziamento del sindaco di Bologna Le lacrime dei compagni d’armi coi fazzoletti della Brigata Maiella. Il sacerdote: «Uomo dagli alti valori»

SULMONA. Il cuscino di rose rosse, il cappello da capostazione e la sua foto: a pochi metri, con le lacrime agli occhi, Raffaele Di Pietro, l’ultimo di quei “ragazzi” nemmeno maggiorenni che si aggregarono alla Brigata Maiella e da Sulmona partirono con l’incoscienza della gioventù per liberare l’Italia dall’invasore straniero. La sua mano incerta accarezza la bara del suo ufficiale, la stessa mano che ricevette dal comandante Gilberto Malvestuto la mitragliatrice divisa con il suo amico e coetaneo Oscar Fuà nel battesimo di fuoco a Brisighella.
L’addio della città all’ultimo ufficiale della Brigata Maiella, morto a 101 anni, è stato pieno di commozione. Ma nello stesso tempo carico di quei valori che ognuno dovrebbe tenere ben presenti per un futuro migliore.
Ad accogliere il feretro del patriota Gilberto Malvestuto, sul sagrato della chiesa di Santa Maria Ausiliatrice a Sulmona, Michele Avolio, con la sua chitarra e la sua voce a cantare insieme a tutti “Bella ciao”, la stessa canzone che Avolio dedicò al comandante dei mitraglieri della Brigata Maiella, nel giorno dei suoi 100 anni.
Poco distanti le autorità: il sindaco Gianfranco Di Piero, il presidente del consiglio comunale, Cristiano Gerosolimo, entrambi con la fascia istituzionale, e il senatore Michele Fina. E, ancora, i labari della Brigata Maiella, delle associazioni combattentistiche e d’arma, i rappresentanti dell’associazione “Il sentiero della libertà”, l’Associazione dei bersaglieri e dei forestali, e a tanti altri cittadini, tra i quali anziani ferrovieri, colleghi di Malvestuto capostazione. Poi il sacerdote, don Carmine Caione, in chiesa, nell’omelia, ha sottolineato come Malvestuto abbia «aperto il cuore a valori, come quelli della libertà, della giustizia e della pace e li ha vissuti, rendendosi testimone di quei valori», da protagonista di fatti che i più giovani hanno letto sui libri di storia e di cui lui ne è stato tra gli artefici. Come pure ha vissuto valori spirituali e l’amore per i propri familiari, essendo lui «perno della vita della sua famiglia». A conclusione del rito funebre, l’ex sindaco Lando Sciuba, oggi presidente della sezione cittadina della Fondazione Brigata Maiella, ha invece ricordato, in particolare, come Malvestuto avesse accolto subito, dopo l’8 settembre, l’appello a partecipare alla lotta di Resistenza e come nel corso degli anni raccontasse con grande commozione di quella esperienza, soffermandosi sulle sofferenze e sui sacrifici di quella lotta, vedendo cadere tra le sue file giovani come Amleto Contucci, Renzo Sciore e Oscar Fuà. «Ma verso il nemico, raccontando quei fatti, Malvestuto non ha mai avuto espressioni di rancore e di odio», ha precisato Sciuba. Poi lo stesso Sciuba ha letto il messaggio di cordoglio del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, città alla quale Malvestuto ha legato il suo nome e quello della Brigata Maiella, entrando per primi nel capoluogo emiliano liberato dall’invasore tedesco. «Con Gilberto Malvestuto se ne va un pezzo della storia di Bologna», ha scritto il sindaco Lepore, «uno degli ultimi testimoni della Resistenza italiana. Ufficiale della Brigata Maiella, è stato tra i primi ad entrare nella Bologna liberata il 21 aprile 1945. Un partigiano che ha speso tutta la sua vita nel segno dell’impegno mantenendo vivi la memoria e i valori della Resistenza a favore delle nuove generazioni. Quando si spegne un partigiano, Bologna nata dalla resistenza, è più povera».
All’uscita della chiesa il “silenzio” d’ordinanza, un omaggio per salutare l’ultimo ufficiale della Brigata Maiella, che ha segnato una pagina di storia a fondamento della democrazia e della libertà.
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