Bimba violentata, condannata una coppia

Inflitti 8 anni all’uomo col rito abbreviato. Sei anni alla madre accusata di aver coperto il convivente
L’AQUILA. Otto anni all’uomo. Sei alla madre convivente. Lui è accusato di violenza sessuale sulla figlia undicenne della donna. Lei di aver avuto piena contezza del comportamento del compagno e di non averlo denunciato, anzi di aver tentato in tutti i modi di proteggerlo.
Una condanna a 14 anni in due è stata inflitta dal giudice Guendalina Buccella al termine del rito abbreviato (quindi con lo sconto di un terzo della pena) a carico di due adulti conviventi dei quali il Centro non riporta i nomi, né i luoghi di residenza, a esclusiva tutela della vittima dei gravi reati ai due contestati. La ragazzina, che adesso ha 14 anni e vive in un luogo protetto – dove sta cercando di scacciare gli incubi che hanno devastato la sua giovanissima esistenza – ha subìto le violenze dell’uomo, che la madre aveva portato sotto il suo stesso tetto, a partire dall’età di 11 anni. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la violenza sessuale e i maltrattamenti – si tratta di più episodi – sono stati commessi dall’uomo, ma la madre è finita nei guai insieme a lui, in concorso «morale e materiale». Sapeva, ma non ha fatto nulla per evitarlo. E ha taciuto.
È stata la bambina, ascoltata nell’audizione protetta finita direttamente nel processo con l’incidente probatorio, a raccontare cosa avveniva dentro casa, con quelle persone che avrebbero dovuto proteggerla. Botte, violenze di ogni tipo, ubriachezza, gelosia. Il gip ha emesso decreto di giudizio immediato, gli imputati hanno chiesto l’abbreviato. L’imputato, spesso ubriaco, consumati con violenza gli atti sessuali sulla minorenne, le aveva imposto di non raccontare nulla a nessuno altrimenti sarebbero finiti «in galera» tutti e due. Altre volte l’aveva obbligata a non andare a scuola per restare a casa con lui. La coppia, sovente in stato di ebbrezza alcolica, litigava davanti alla figlia e le discussioni spesso culminavano in vere e proprie aggressioni fisiche. Minacciati anche alcuni amichetti della bambina, ai quali veniva vietato di avvicinarsi a lei.
Il giudice ha riconosciuto, a carico della madre, il comportamento causale omissivo del quale è stata ritenuta complice anche una terza persona, non identificata. Avrebbe avuto iniziali sospetti e poi piena contezza. Il giudice ha disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, togliendo ai due la responsabilità genitoriale. Non potranno più avere contatti con bambini. Disposto il risarcimento alle parti civili, rinviandone la quantificazione in separata sede. Le parti civili sono state rappresentate dalle avvocatesse Maria Leone e Clorinda Delli Paoli. (e.n.)
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