Bimbi nel bosco, Salvini ribadisce: «Riunirli è una priorità»

Il vicepremier a Rivisondoli: «Sono ancora arrabbiato. L’allontanamento dei figli è stato un atto vigliacco e vergognoso»
RIVISONDOLI. «Non so se è una battaglia che porta voti o li toglie, che crea simpatia o antipatia, ma non m’importa: io sono ancora incazzato come una bestia». Nel suo discorso-fiume alla kermesse di Rivisondoli, Matteo Salvini trova anche il tempo per tornare – a gamba tesa – sul caso della famiglia del bosco. Il vicepremier ha un obiettivo preciso: «Riunirla. È la mia priorità per le prossime settimane». La storia, che da tempo occupa le pagine di cronaca nazionale, è ormai nota: lo scorso 20 novembre il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha deciso di separare Nathan Trevallion e Catherine Birmingham dai tre figli con cui vivevano in un piccolo casolare nel bosco di Palmoli, motivandolo con il «grave pregiudizio» per i minori rispetto alle carenze igienico-sanitarie dell’abitazione e ai loro diritti alla salute, alla scolarizzazione e alla relazionalità, considerati a rischio dai giudici.
Da allora i bimbi vivono in una struttura protetta a Vasto. La madre è con loro ma vive da separata in casa: può vederli soltanto durante i pasti e prima di andare a dormire. Il padre, invece, ha a disposizione soltanto due ore a settimana per incontrare i figli, sempre all’interno della struttura. Fin dall’inizio della vicenda, il segretario del Carroccio si è messo in prima linea per difendere la scelta di vita di questa famiglia e attaccare i giudici e gli assistenti sociali che hanno seguito il caso. Ora che è qui in Abruzzo, per Salvini parlarne è praticamente un obbligo.
«Mi prudono le mani perché non ho gli strumenti operativi per intervenire direttamente», dice, «il 20 novembre dell’anno scorso si è consumato uno degli atti più infami, vigliacchi e vergognosi degli ultimi anni, il furto dei bambini a questa famiglia che viveva nel bosco tranquilla, senza disturbare nessuno. A me quei tre bambini sradicati da casa loro, che da due mesi non dormono nei loro lettini, che non sono in mezzo ai loro animali, che non giocano coi loro pupazzi... Certo», aggiunge, «la loro era una vita difficile. Non avevano i giochi elettronici, telefonino o televisione, il bagno era fuori di casa e vivevano in mezzo agli animali. Io non avrei fatto quella scelta, ma non siamo in Unione sovietica. Viva il diritto dei genitori di educare come vogliono i propri figli».
Poi il vicepremier torna a colpire duro: «Lo scorso Natale la violenza è diventata arroganza. Lo Stato, gli assistenti sociali, il tribunale per i minorenni hanno dato a quel papà il permesso la mattina del 25 dicembre di stare con la moglie e coi tre figli, ma solo tre ore. Nessun pranzo di Natale per una famiglia in cui non c’erano armi, abusi o violenza, in cui non c’era droga. È profondamente immorale e sbagliato». Salvini conclude lanciando un appello: «Troviamo il modo di vincere questa battaglia, perché per me – non politicamente, ma umanamente – riportare a casa quei tre bambini è la priorità assoluta delle prossime settimane. Diamoci una mano, pensiamo ad andare lì, semmai».
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