Bimbo rimane tetraplegico, Asl condannata a risarcire due milioni di euro

Il caso nel 2005 ad Avezzano: diagnosi tardiva in un paziente di appena tre anni provocò un’invalidità permanente
AVEZZANO. Una patologia grave non diagnosticata. Che ha stravolto la vita di un bambino di appena tre anni, divenuto tetraplegico. Per questo, a distanza di oltre vent’anni, la Asl è stata condannata al pagamento dei danni per oltre 2 milioni di euro.
la vicenda
Il caso risale al 2005. Dopo un soggiorno di alcuni mesi in Marocco, un bambino di tre anni e 11 mesi rientrò ad Avezzano con la famiglia con febbre fino a 39 gradi, tosse, vomito, sonnolenza e mal di testa costante.
Dopo due diversi accessi in pronto soccorso, ai quali si aggiunsero una consulenza all’ospedale di Pescina e una alla clinica “di Lorenzo”, il minore fu trasferito in urgenza all’ospedale Bambino Gesù di Roma, dove arrivò in stato comatoso. Solo dopo i primi accertamenti, al piccolo fu diagnosticata una meningo-encefalite tubercolare, patologia che avrebbe richiesto una terapia urgente già al momento della comparsa dei sintomi.
Dopo un lungo ricovero nel reparto di Malattie infettive, fu dimesso con una diagnosi di tetraplegia, vale a dire una paralisi che coinvolge gli arti e il torso, che ha prodotto una condizione di invalidità permanente al 90%. Come riconosciuto dalle perizie.
il rimpallo giudiziario
Nel corso degli anni la famiglia ha portato avanti la battaglia legale contro l’azienda sanitaria per vedere riconosciute le responsabilità dei medici che ebbero in cura il bambino, ormai 23enne. E se il tribunale di Avezzano aveva condannato la Asl al pagamento di 1.100.000 euro in favore del paziente, di 120.000 euro per ogni genitore e 20.000 euro per ciascuno dei tre fratelli, la Corte d’Appello dell’Aquila a novembre del 2016 aveva ribaltato in toto la sentenza in primo grado, dichiarando inammissibile la domanda di risarcimento. A quel punto l’avvocato Terra ha presentato ricorso in Corte di Cassazione a Roma, che a maggio del 2018 ha cassato la sentenza in secondo grado e rinviato il procedimento alla Corte d’Appello, in diversa composizione.
Ieri la sentenza di condanna sulla base della perizia a cura dello specialista di medicina legale Piero Bartoloni, che conferma in toto quanto stabilito in primo grado. Alle cifre inizialmente riconosciute, si sommano gli interessi e la rivalutazione monetaria maturati nel corso di questi anni. Per un totale di oltre 2 milioni di euro. Nel collegio giudicante la presidente Nicoletta Orlandi e, a latere, Carla Ciofani e Giancarlo Penzavalli.
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