Tentata rapina in piazza Chiarino, l’aggressore è ancora ricercato

L’uomo, sorpreso in un appartamento in via Garibaldi, si era già macchiato di diversi reati. I commercianti: «Poteva accadere ovunque, zona sicura e controllata dalle telecamere»
L’AQUILA. C’è un volto, quello ripreso dalle telecamere di Palazzo Antinori. C’è chi lo ha visto da vicino, fin troppo vicino, sempre che non lo conoscesse già. Poi ci sono un nome, un cognome, la nazionalità e un ricco curriculum delinquenziale che spazia tra diversi tipi di reati. Potrebbe esserci perfino il suo corredo genetico, lo stesso poi repertato dagli agenti della polizia Scientifica intervenuti due giorni fa in quell’appartamento al civico 45 di via Garibaldi, oltre che sulle scale, nell’androne e sul selciato di fronte al portone. Sempre che il sangue rinvenuto in più punti dalle forze dell’ordine non appartenga esclusivamente alla vittima. All’appello, praticamente, manca solo lui. Che a quanto pare ha le ore contate.
Il giorno dopo la tentata rapina all’interno di uno degli stabili tra i più prestigiosi del capoluogo, nel cuore del centro storico dell’Aquila, gli inquirenti si apprestano dunque a chiudere il cerchio attorno al maggiore indiziato di esserne l’autore, tuttora a piede libero. Stando all’assenza di segni di effrazione sulla porta dell’appartamento, il malvivente potrebbe infatti essersi introdotto all’interno dell’abitazione attraverso una finestra, solo dopo essersi guadagnato l’accesso alla corte del palazzo forse sfruttandone il versante interno, quello attualmente cantierizzato e contraddistinto dalla presenza di alcuni ponteggi. Poi l’intrusione e l’incidente di percorso, con l’inquilino che rientra a casa proprio in quel momento e i due che si ritrovano faccia a faccia.
L’intruso, a quel punto, intima all’altro di consegnargli il telefono, forse impugnando un coltello, poi repertato anch’esso dalla Scientifica, anche se parrebbe non essere stato utilizzato. A differenza di un bastone, usato invece dal malvivente per colpire l’inquilino a una tempia, fino a provocargli una copiosa perdita di sangue, dopo la reazione di quest’ultimo. Una colluttazione, quella nata tra i due, poi terminata con la fuga dell’inquilino attraverso le scale e infine in strada, dove alcuni testimoni lo hanno soccorso vedendolo chiedere aiuto col volto coperto di sangue. Diceva che qualcuno voleva ucciderlo.
una «vicenda privata» «Quello che è successo, in realtà, succede in tutta Italia, anche tra italiani», è il commento di Daniele Stratta, titolare, insieme al fratello Davide, della storica enoteca Garibaldi, al civico accanto. «Per quanto mi riguarda stiamo parlando di una vicenda privata», dice, accreditando l’ipotesi che i due si conoscessero già. «Se fosse avvenuta in strada sarei il primo ad essere allarmato, da padre prima ancora che da commerciante. In questa zona – illuminata e videosorvegliata – l’episodio non modifica in alcun modo la nostra percezione di sicurezza».
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