Pescina

Buoni fruttiferi scaduti, informazioni poco chiare: condanna per le Poste

8 Aprile 2026

Doppia storica sentenza a Pescina: il Giudice di pace ha condannato Poste Italiane al risarcimento di due risparmiatori per titoli risultati prescritti, ma privi delle necessarie informazioni al momento della sottoscrizione

PESCINA. Due sentenze che fanno rumore, che potrebbero interessare centinaia di utenti e che aprono un fronte destinato ad allargarsi: il giudice di pace di Pescina ha condannato Poste Italiane al risarcimento di due risparmiatori per buoni fruttiferi postali risultati prescritti, ma privi delle necessarie informazioni al momento della sottoscrizione. Le decisioni riguardano due cittadini che avevano investito 2.500 euro ciascuno in buoni emessi tra il 2007 e il 2008 (serie “18Q” e “1D8”). Al momento della richiesta di rimborso, però, si erano visti respingere la domanda per intervenuta prescrizione. Da qui il ricorso, affidato all’avvocato Rocco Di Cesare, e l’approdo davanti al giudice. Il punto centrale della vicenda è emerso in aula: su quei buoni non era indicata la data di scadenza, né erano state fornite informazioni chiare sulla durata dell’investimento. Soprattutto, ai sottoscrittori non era stato consegnato il famigerato “foglio informativo analitico”, documento essenziale per conoscere condizioni, tempi e modalità di rimborso. Il giudice ha riconosciuto che i titoli erano formalmente prescritti, perché riscossi troppo tardi. Ma ha anche stabilito un principio netto: senza informazioni adeguate, il risparmiatore non può essere lasciato solo a pagare le conseguenze. La mancata trasparenza ha impedito ai clienti di attivarsi per tempo.

Da qui la condanna: Poste Italiane dovrà risarcire integralmente il capitale investito, 2.500 euro per ciascun buono. Un passaggio che pesa, perché ribalta l’impostazione tradizionale: la prescrizione non basta a chiudere la partita se a monte c’è stata una carenza informativa. E soprattutto apre scenari concreti per centinaia di casi analoghi. Il nodo riguarda infatti migliaia di buoni cartacei sottoscritti negli anni passati, spesso privi di indicazioni chiare sulla scadenza. Una platea ampia di piccoli risparmiatori che, senza saperlo, potrebbe aver perso il diritto al rimborso. Le sentenze di Pescina tracciano ora una linea: quando l’intermediario non rispetta gli obblighi di informazione, la responsabilità non può ricadere interamente sul cliente. Un precedente destinato a fare scuola.