CARSOLI
Nessun montepremi da spartire. Nessuna battaglia legale, nessuna fuga verso una nuova vita. Nessuna gloria e nessuna dea bendata. Nessuna vincita e nessun vincitore. Il Gratta e Vinci da mezzo milione di euro si è incredibilmente rivelato una clamorosa, colossale svista.
la scoperta
«Il biglietto in questione non è vincente». I primi ad accertare l’errore sono stati i funzionari della dogana, al culmine di una serie di passaggi innescati dalla titolare del Gratta e Vinci per riscuotere il premio.
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La donna - una 70enne di origine straniera, residente a Carsoli - dopo aver superato lo choc per la presunta vincita, non aveva perso tempo. Aveva depositato in banca il “Color puzzle” da 5 euro e si era dileguata, facendo perdere le proprie tracce in attesa di incassare i soldi. A quel punto la banca ha provveduto alla spedizione all’Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm) per le verifiche di autenticità, come previsto dalla procedura in caso di riscossione. E proprio la commissione incaricata di accertare la validità del biglietto e l’assenza di contraffazioni ha rilevato l’equivoco, inoltrando all’istituto bancario una specifica comunicazione in cui segnalava l’impossibilità a procedere al pagamento.
L’ERRORE
Il biglietto non era stato grattato del tutto. In particolare, non era riemerso nella sua interezza il numero “vincente”: il “13”. Che in realtà era un “43”. Era infatti rimasta coperta la parte a sinistra del numero “4”, facendolo apparire come un “1”. E proprio il 13 compariva nella quaterna fortunata attorno al simbolo della “sfera”, in relazione alla quale era associato un montepremi da 500mila euro. Insomma, niente più di un errore di lettura. Successivamente alimentato dall’adrenalina e dalla suggestione collettiva. Da quanto si apprende, anche lo stesso titolare del bar, nel caos di quei momenti concitati, non aveva ritenuto indicativa la mancata riuscita della validazione del biglietto.
La parabola è vertiginosa se si pensa al fango e alle accuse volate tra i due connazionali al centro della vicenda. Un uomo di origine romena, 45 anni, che ha fatto causa alla 70enne titolare del Gratta e Vinci convinto di essere stato tradito al momento di riscuotere. I due si erano incontrati per caso al Bar Renato, all’interno del centro commerciale Carsoli 2. Stando a quanto da lui stesso dichiarato, avrebbe offerto alla donna un caffè e anche un biglietto da grattare. «Le avevo detto che, nel caso, avremmo fatto metà e metà», ha più volte ribadito. Quando si sono resi conto dello straordinario colpo di fortuna, hanno pubblicamente manifestato l’euforia per l’accaduto, al punto che la notizia si è sparsa nell’arco di poche ore. Fino a divenire un vero e proprio caso di cronaca, finito al centro di un’ondata mediatica di portata nazionale. La donna ha depositato il biglietto in banca ed è scomparsa. Il 45enne ha rivendicato la sua parte del montepremi e presentato un esposto alla Procura di Avezzano, che ha delegato la Guardia di Finanza ai fini degli accertamenti conoscitivi della vicenda.
Ora che la bolla è scoppiata lasciando entrambi con un pugno di mosche, il castello di accuse si è sgretolato. Come il sogno del mezzo milione della discordia.
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