Roseto basket, ritorno di fiamma con coach Gramenzi

Impazza al Lido delle Rose la voce che vedrebbe vicino al rientro l’allenatore artefice della promozione in A2 lo scorso anno
ROSETO. La retrocessione in serie B della Liofilchem Roseto è arrivata nel modo più crudele ma forse anche più coerente con una stagione che verrà ricordata a lungo come una delle più amare dell’epoca moderna: la sconfitta in gara 5 a Ruvo ha chiuso il sipario su un’avventura in serie A2 durata appena un anno, consumatasi dentro un campionato fatto di errori, fragilità e occasioni perdute.
La squadra costruita in estate dal club con l’allenatore Finelli è nata male e finita peggio, i numeri lo raccontano: ultimo posto in regular season, seconda peggior difesa del campionato, una sola vittoria esterna (di coach Bassi) e una continua sensazione di precarietà tecnica. Roseto ha subìto troppo, quasi sempre, complice una difesa che non è mai salita di livello se non un po’ nell’interregno di Bassi: pick and roll difesi male, rotazioni lente, tiri aperti avversari e troppe gare finite ben prima del 40’. Nemmeno in attacco si è mai vista una vera identità. Harrison ha spesso fatto da solo, Cannon ha garantito efficienza, ma il resto del gruppo non è riuscito a dare continuità, colpa di un sistema poco efficace e di un clima di scarsa fiducia tra allenatore e giocatori. Gli infortuni poi hanno aggravato il tutto. Peccato perché il club non ha lesinato gli sforzi economici ma alla fine coach Finelli, esonerato dopo 6 giornate (interregni di Francani e Bassi) e poi richiamato mesi dopo non è riuscito a salvare la stagione. Non ha funzionato nemmeno il rapporto con l’ambiente. Roseto vive di basket come poche altre piazze italiane, ma quest’anno il PalaMaggetti è diventato spesso un luogo di tensione più che di spinta. Contestazioni, provvedimenti disciplinari, multe, perfino le squalifiche del campo, tutti segnali evidenti di un clima in sofferenza: anche la scelta societaria di chiudere i social e ridurre drasticamente la comunicazione ha allontanato ulteriormente la tifoseria.
Eppure proprio quando tutto sembrava perduto, il popolo biancazzurro ha dato l’ultima, gigantesca prova d’amore. In gara 3 e gara 4 contro Ruvo, il PalaMaggetti si è trasformato in un autentico sesto uomo trascinando Roseto a 2 vittorie insperate. Per 48 ore sembrava possibile il miracolo: la squadra aveva finalmente mostrato compattezza, spirito di sacrificio, perfino identità. Ma lontano da casa, senza il proprio pubblico e con tutti i limiti accumulati durante l’anno ancora evidenti, la realtà è tornata a presentare il conto nella notte di Ruvo. Oggi a Roseto il dolore sportivo è fortissimo. I social sono pieni di delusione ed amarezza. Ma sotto quella ferita si percepisce anche altro: la consapevolezza che il basket, qui, avrà sempre un futuro. Perché la passione di questa città sopravvive persino alle retrocessioni più dure. La società, al momento, resta chiusa nel silenzio.
Ma proprio nelle ultime ore una voce insistente sta iniziando a scuotere l’ambiente. Un nome che a Roseto significa appartenenza, identità e memoria felice: Franco Gramenzi. Più di una indiscrezione parla di un possibile clamoroso ritorno del tecnico sulla panchina biancazzurra. Nulla di ufficiale naturalmente, sono solo voci, ma l’idea da sola basta già a riaccendere entusiasmo in una piazza ferita. Perché Gramenzi, a Roseto, rappresenterebbe molto più di un allenatore: è il simbolo di un basket riconoscibile, duro, organizzato, emotivamente connesso alla città. Se davvero fosse lui l’uomo scelto per ripartire, sarebbe il segnale più forte possibile: l’ammissione degli errori commessi e, insieme, la volontà di ricostruire dalle fondamenta. Roseto è caduta. Ma certe piazze, anche quando crollano, trovano sempre il modo di rialzarsi.

