Call center in crisi, sit-in alle Poste e sciopero

15 Febbraio 2020

Il nodo del cambio di appalto e dei trenta esuberi fa scattare la mobilitazione In agitazione 200 lavoratori: lamentano il ritardato pagamento dello stipendio

L’AQUILA. Adesione totale allo sciopero degli operatori del call center Olisistem Start di Monticchio, che hanno incrociato le braccia insieme ai colleghi romani. Alla base della protesta, culminata all’Aquila con un sit-in davanti agli uffici di Centi Colella, i 30 esuberi, su un totale di 209 lavoratori, che potrebbero concretizzarsi nel cambio di appalto della commessa nazionale di Poste Italiane: la Olisistem, ex Ecare, non ha partecipato al bando e la gestione è passata a Distribuzione Italia, che pare disposta ad applicare la clausola sociale solo ai lavoratori che hanno prestato servizio per sei mesi continuativi ed esclusivi nel periodo luglio-dicembre 2019.
Secondo l’azienda, i dipendenti del sito aquilano che rientrano in questo perimetro sono 180, con l’esclusione di 29 persone. Anche a Roma, 30 unità rischiano di restare fuori. Il cambio di appalto, tra L’Aquila e la capitale, coinvolge 341 operatori, che ieri hanno manifestato il loro dissenso aderendo allo sciopero proclamato dalle segreterie nazionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Ugl-Telecomunicazioni. Gli addetti aquilani lamentano anche il ritardato pagamento, da parte di Olisistem, dello stipendio di gennaio, imputato al mancato versamento di Poste Italiane di alcune fatture scadute. L’annuncio di 30 possibili licenziamenti renderà molto difficile la trattativa, anche perché i tempi per arrivare a un accordo sono stretti, visto che la proroga sul contratto di gestione concessa alla Olisistem scade il 29 febbraio. Le Rsu vogliono chiarezza sul numero degli esuberi, che sono passati dalle iniziali 2 unità dichiarate, a ben 29: ad oggi non si conoscono neanche i nominativi di chi rischia il posto di lavoro.
La parlamentare Pd Stefania Pezzopane ha chiesto l’intervento del governo: «Il ministro Patuanelli deve intervenire su Poste affinché tutti i lavoratori coinvolti possano beneficiare della clausola sociale per veder salvaguardato il proprio posto di lavoro. Presento un’interrogazione», ha sottolineato, «ma sono pronta anche a ogni utile azione di protesta».
La vertenza del personale dell’ex Ecare va ad aggravare la fase di crisi che sta attraversando il settore dei call center cittadini: in questi giorni è scattata la mobilitazione anche dei 160 operatori di Customer 2 Care, costretti a ferie forzate in attesa di essere ricollocati dalla Contact Center Nord, con un cambio di contratto da 8 a 6 ore giornaliere. Anche in questo caso è stato chiamato in ballo il governo: ad aver avviato una serie di interlocuzioni a livello governativo e parlamentare è stato il deputato Luigi D’Eramo: «È piuttosto paradossale che Wind/3, titolare di una sperimentazione nazionale per il 5G», ha affermato D'Eramo, «oggi pensi a ridurre drasticamente l’orario di lavoro a causa del calo dei volumi. La città non può permettersi di lasciare indietro neanche un solo lavoratore».
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