Camarda, cancellata la storia

Il sisma ha distrutto la torre del Castello. Tante le abitazioni inagibili
CAMARDA. Nel 2008 ero andato per la prima volta a vedere il presepe vivente di Camarda. Al di là della rappresentazione sacra avevo scoperto un centro storico fatto di tante stradine strette, angoli suggestivi, persone impegnate per una notte in mestieri antichi dentro stanze fatte di pietra e alla luce di fiaccole. In cima all’abitato la torre del Castello, risalente al XII secolo, appena restaurata. Ieri sono tornato a Camarda. La torre del Castello è in frantumi. Il terremoto ha cancellato la storia.
Ieri mattina mi chiama il presidente della circoscrizione di Camarda Antonio Scipioni. «Leggo articoli sui paesi più colpiti dal terremoto, vieni anche da noi, non siamo messi molto bene nonostante le apparenze».
Camarda (600 abitanti circa) è uno di quei borghi che come Assergi, Filetto e Aragno (le altre frazioni della circoscrizione) il sei aprile non ha fatto notizia. Per fortuna non ci sono state vittime. Una ragazza è rimasta ferita ma se la caverà senza particolari conseguenze. Vedi le case in piedi e pensi che la vita, per gli abitanti, riprenderà presto il suo corso naturale. Ma non è proprio così. Scipioni mi porta subito verso la torre del Castello. Negli ultimi anni erano stati spesi molti soldi per restaurarla e metterci sopra un tetto. Ora è, semplicemente, un cumulo di macerie. Tutt’intorno le case costruite a grappolo (in parte su delle grotte) o sono cadute o sono seriamente danneggiate.
«Il terremoto ha colpito in modo strano» dice il presidente della circoscrizione «la parte destra, salendo in paese, è quasi tutta inagibile». La chiesa parrocchiale e la sede della delegazione comunale, che sono una a fianco all’altra, avranno bisogno di lavori lunghi e complessi per poterle riutilizzare. Chiuso anche il centro faunistico del Parco che doveva essere il fiore all’occhiello per il paese alle pendici del Gran Sasso.
Poco distante dalla chiesa c’è la fontana del Treo e la torre dell’orologio. I danni, al primo sguardo, non si vedono. Ma ci sono.
Scipioni mi ripete la frase che ho sentito ovunque: «Noi vogliamo restare a Camarda, ricostruire quello che c’è da ricostruire e ripartire». Dirlo è facile, farlo un po’ meno. Camarda, prima del terremoto, aspirava a diventare un centro residenziale del Parco del Gran Sasso, il cosiddetto albergo diffuso. Tutti avevano capito che per evitare lo spopolamento bisognava puntare su ambiente, arte, prodotti locali e gastronomia.
E ci si era messi sulla strada giusta. Ora si è come sospesi. Chi verrà a soggiornare in un centro storico così segnato dal sisma? E quelli che hanno qui la seconda casa torneranno come se nulla fosse? Scipioni pensa in positivo e spera che si possa subito iniziare a ricostruire partendo magari proprio dal Castello: «A giugno andremo a Roma per partecipare a una riunione del consiglio del quarto municipio della capitale. Il presidente si è offerto di darci una mano».
Il consigliere comunale Pasquale Corriere, originario di Camarda, dice che c’è anche la Provincia di Cagliari pronta a finanziare i lavori al Castello. La solidarietà insomma non manca. L’importante è che una volta tanto si perseguano obiettivi comuni evitando polemiche inutili. Di soldi, per rinascere, ce ne vorranno tanti, guai a disperderli o a usarli male.
Per arrivare a Camarda oggi bisogna passare dall’autostrada A24 e uscire al casello di Assergi. L’accesso da Paganica è bloccato all’altezza della chiesa della Madonna d’Appari. C’è il pericolo che sulla statale 17 Ter possano cadere massi.
«Lunedì prossimo» rassicura Corriere «dovrebbero iniziare i lavori per la messa in sicurezza della statale. A vigilare sulle opere sarà l’esercito e in breve la situazione dovrebbe tornare alla normalità».
Quando riscendo da Camarda incontro Antonello Moscardi, un giovane imprenditore che da un piccolo locale ha creato, con gli anni, un ristorante (Elodia) segnalato in tutte le più importanti guide gastronomiche d’Italia. Il terremoto lo ha costretto a bloccare per qualche settimana l’attività ma è già al lavoro per ripartire e fra pochissimi giorni il suo locale riaprirà: «Bisogna dare un segnale di continuità, guai a fermarsi ora».
Mentre parlo con Antonello, la mente è assalita dai ricordi. Era l’8 febbraio di quest’anno. Proprio in quel ristorante di Camarda la mia famiglia si era riunita per festeggiare le nozze d’oro di mamma e papà. L’ultimo giorno felice prima della catastrofe. Antonello capisce, mi guarda e mi abbraccia. La tendopoli nei pressi dell’abitato è ben organizzata. La gestisce la protezione civile della Regione Sardegna. «Tutti i volontari sono stati splendidi» dice il presidente della circoscrizione «alla tendopoli abbiamo allestito la sede provvisoria della delegazione e cerchiamo di fare il possibile». Mentre vado via da Camarda vedo che i bar del paese, a fianco alla statale 17 ter, sono aperti: buon segno.
Ieri mattina mi chiama il presidente della circoscrizione di Camarda Antonio Scipioni. «Leggo articoli sui paesi più colpiti dal terremoto, vieni anche da noi, non siamo messi molto bene nonostante le apparenze».
Camarda (600 abitanti circa) è uno di quei borghi che come Assergi, Filetto e Aragno (le altre frazioni della circoscrizione) il sei aprile non ha fatto notizia. Per fortuna non ci sono state vittime. Una ragazza è rimasta ferita ma se la caverà senza particolari conseguenze. Vedi le case in piedi e pensi che la vita, per gli abitanti, riprenderà presto il suo corso naturale. Ma non è proprio così. Scipioni mi porta subito verso la torre del Castello. Negli ultimi anni erano stati spesi molti soldi per restaurarla e metterci sopra un tetto. Ora è, semplicemente, un cumulo di macerie. Tutt’intorno le case costruite a grappolo (in parte su delle grotte) o sono cadute o sono seriamente danneggiate.
«Il terremoto ha colpito in modo strano» dice il presidente della circoscrizione «la parte destra, salendo in paese, è quasi tutta inagibile». La chiesa parrocchiale e la sede della delegazione comunale, che sono una a fianco all’altra, avranno bisogno di lavori lunghi e complessi per poterle riutilizzare. Chiuso anche il centro faunistico del Parco che doveva essere il fiore all’occhiello per il paese alle pendici del Gran Sasso.
Poco distante dalla chiesa c’è la fontana del Treo e la torre dell’orologio. I danni, al primo sguardo, non si vedono. Ma ci sono.
Scipioni mi ripete la frase che ho sentito ovunque: «Noi vogliamo restare a Camarda, ricostruire quello che c’è da ricostruire e ripartire». Dirlo è facile, farlo un po’ meno. Camarda, prima del terremoto, aspirava a diventare un centro residenziale del Parco del Gran Sasso, il cosiddetto albergo diffuso. Tutti avevano capito che per evitare lo spopolamento bisognava puntare su ambiente, arte, prodotti locali e gastronomia.
E ci si era messi sulla strada giusta. Ora si è come sospesi. Chi verrà a soggiornare in un centro storico così segnato dal sisma? E quelli che hanno qui la seconda casa torneranno come se nulla fosse? Scipioni pensa in positivo e spera che si possa subito iniziare a ricostruire partendo magari proprio dal Castello: «A giugno andremo a Roma per partecipare a una riunione del consiglio del quarto municipio della capitale. Il presidente si è offerto di darci una mano».
Il consigliere comunale Pasquale Corriere, originario di Camarda, dice che c’è anche la Provincia di Cagliari pronta a finanziare i lavori al Castello. La solidarietà insomma non manca. L’importante è che una volta tanto si perseguano obiettivi comuni evitando polemiche inutili. Di soldi, per rinascere, ce ne vorranno tanti, guai a disperderli o a usarli male.
Per arrivare a Camarda oggi bisogna passare dall’autostrada A24 e uscire al casello di Assergi. L’accesso da Paganica è bloccato all’altezza della chiesa della Madonna d’Appari. C’è il pericolo che sulla statale 17 Ter possano cadere massi.
«Lunedì prossimo» rassicura Corriere «dovrebbero iniziare i lavori per la messa in sicurezza della statale. A vigilare sulle opere sarà l’esercito e in breve la situazione dovrebbe tornare alla normalità».
Quando riscendo da Camarda incontro Antonello Moscardi, un giovane imprenditore che da un piccolo locale ha creato, con gli anni, un ristorante (Elodia) segnalato in tutte le più importanti guide gastronomiche d’Italia. Il terremoto lo ha costretto a bloccare per qualche settimana l’attività ma è già al lavoro per ripartire e fra pochissimi giorni il suo locale riaprirà: «Bisogna dare un segnale di continuità, guai a fermarsi ora».
Mentre parlo con Antonello, la mente è assalita dai ricordi. Era l’8 febbraio di quest’anno. Proprio in quel ristorante di Camarda la mia famiglia si era riunita per festeggiare le nozze d’oro di mamma e papà. L’ultimo giorno felice prima della catastrofe. Antonello capisce, mi guarda e mi abbraccia. La tendopoli nei pressi dell’abitato è ben organizzata. La gestisce la protezione civile della Regione Sardegna. «Tutti i volontari sono stati splendidi» dice il presidente della circoscrizione «alla tendopoli abbiamo allestito la sede provvisoria della delegazione e cerchiamo di fare il possibile». Mentre vado via da Camarda vedo che i bar del paese, a fianco alla statale 17 ter, sono aperti: buon segno.

