Cantieri lenti da commissariare La corsa a ostacoli del Comune

23 Ottobre 2021

Una ventina i procedimenti attivati, ma quelli che portano allo sblocco dei lavori sono ancora pochi Sono più di trecento i casi finiti sotto esame, con un monte spesa ipotizzato di 500 milioni di euro

L’AQUILA. Ormai è chiaro che il commissariamento da parte del Comune degli aggregati “inattivi” (pratiche ferme da anni o per conflittualità fra proprietari o perché non vengono fornite nei tempi previsti le integrazioni) sarà una corsa a ostacoli. Basti pensare che finora sono stati avviati una ventina di procedimenti, ma nel concreto quelli che stanno portando all’apertura del cantiere si possono contare sulle dita di una mano. E se si tiene conto che sono più di trecento gli aggregati in odore di commissariamento (con un monte spesa ipotizzato di 500 milioni) si ha la percezione che per ricostruirli tutti passeranno molti anni e forse nemmeno ci si riuscirà. Poi ci sono aggregati che non si sono proprio costituiti e di cui non si conosce il numero. Forse solo ora, visto che non si possono più presentare le domande per avere il contributo relativo al sisma 2009 (il termine ultimo è scaduto il 30 settembre scorso) si potrà cominciare a fare una stima di quello che manca. A questo punto va detto che se in città o nelle frazioni si continueranno a vedere “buchi” ed edifici abbandonati sarà difficile dare la colpa alle “Istituzioni”.
IL CASO
L’ultimo caso che dimostra come il Comune dell’Aquila ha di fatto le armi spuntate sui commissariamenti è che basta un ricorso al Tar – tra l’altro presentato anni fa e mai arrivato a decisione – per bloccare tutto. Con una recente determina il settore “Ricostruzione privata” ha dovuto revocare in autotutela un procedimento di commissariamento di un aggregato di Paganica del valore di meno di 800mila euro. L’Ufficio speciale aveva istruito la scheda parametrica 1 (una sorta di progetto di fattibilità col quale si stabilisce l’importo del contributo), ma poi non ha saputo più nulla. Quando nel giugno scorso al presidente dell’aggregato è stato comunicato l’avvio della procedura ecco che qualcuno si è svegliato dal letargo e con una nota di fine settembre ha chiesto «ulteriore proroga alle procedure di commissariamento in quanto, relativamente al parere emesso dal Comune dell’Aquila – Ufficio speciale per la ricostruzione – relativo al progetto parte prima, risulta pendente un ricorso al Tar». Ricorso col quale – si presume – viene contestata l’entità dei fondi concessi. La parola magica “Tar” ha una forza cui nulla si può opporre tanto che nella determina comunale si legge: «Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento o, salvo che per i provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, di nuova valutazione dell’interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell’organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca determina la inidoneità del provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti. Se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l’amministrazione ha l’obbligo di provvedere al loro indennizzo». Subito dopo si chiarisce che «non occorre prevedere alcun indennizzo nei confronti del commissario già individuato da questo ufficio in quanto la revoca in autotutela interviene in una fase antecedente la stipula del contratto e non è maturato alcun vincolo giuridicamente perfezionato». Come dire «caro commissario scusi il disturbo». Resta pure il mistero del perché il Tar (Tribunale amministrativo regionale) non si sia ancora pronunciato visto che il via libera alla scheda parametrica 1 da parte dell’Ufficio speciale è del 2016. Inoltre: il Comune aveva avuto notizia del ricorso? Si era costituito in giudizio? Non lo sapremo mai.
PARADOSSO FINALE
La determina di revoca del commissariamento conclude: «Avverso il presente provvedimento è esperibile ricorso al Tar dell’Aquila nel termine di 60 giorni o in alternativa ricorso straordinario al Capo di Stato nel termine di 120 giorni». Insomma siamo alla “sagra” dei ricorsi.
COMPITI DEL COMMISSARIO
I compiti del commissario sono in particolare quelli «di attivare tutti i procedimenti previsti dalla normativa in tema di ricostruzione privata per completare la ricostruzione dell’aggregato edilizio a esso affidato; il commissario è soggetto al rispetto dei princìpi di economicità, efficienza ed efficacia, parità di trattamento, non discriminazione e trasparenza; assume la qualifica di incaricato di pubblico servizio, ai sensi dell’articolo 358 del codice penale; svolge le funzioni di responsabile dei lavori». I commissari vengono scelti per sorteggio in un elenco in cui sono iscritte, solo per il Comune dell’Aquila, oltre 600 persone. Nessun commissario può avere più di un “lavoro” che in media sarà pagato dai 15mila ai 20mila euro. Dipende dall’importo del cantiere, i più “fortunati” potrebbero arrivare anche a 40mila euro.
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