Capitale dello sport, l’idea che divide

La proposta di Biondi spacca la città. Accuse al sindaco per la fine della massima espressione del rugby e la crisi del calcio
L’AQUILA. In una città ancora alle prese con la ricostruzione post-sisma, con problemi evidenti di impiantistica e le due maggiori società sportive in serie difficoltà, con L’Aquila calcio che arranca in categorie non consone e il rugby che ha dovuto addirittura rinunciare alla serie A, la proposta del sindaco Pierluigi Biondi di candidare L’Aquila come “Città europea dello Sport 2022” ha avuto l’effetto di una bomba.
LE CRITICHE. Un po’ tutti i social sono stati presi d’assalto dalle più svariate considerazioni sulla possibilità che la città possa candidarsi. Uno dei primi a mettere un post è stato Luigi Fabiani, commercialista ma, per quanto riguarda lo sport, per anni nel mondo del rugby. Fabiani non si è ancora ripreso dallo shock per aver visto la società aquilana rinunciare alla serie A. «’Mpara, che non campo sempre!», scrive ironicamente. «Per candidarsi a città europea dello sport nel 2022 occorre avere una città, avere impianti sportivi funzionanti, in buono stato di manutenzione e capienti (perché non sono musei, dovranno ospitare alcune manifestazioni di livello europeo), la capacità di proporre un progetto credibile (e qui non mi viene in mente quale possa essere la soluzione), e una città che pratichi sport con praticanti e risultati». «Sarà ora che lo levi ’sto granello», rivolto al sindaco Biondi e allo slogan della campagna elettorale, il granello che rompe i meccanismi, «so’ due anni e mezzo che il meccanismo s’è rotto e non si può riparare!». Il Movimento giovanile della Sinistra è caustico: «Non è una barzelletta. Biondi evidentemente non si è ancora reso conto che lo sport, nella nostra città, versa in uno stato comatoso senza precedenti. Non solo per la fine dell’Aquila rugby o per le incognite sull’Aquila calcio ma per la totale mancanza di impianti sportivi in città, lo stadio Fattori è inservibile, Verdeaqua è chiusa, il palazzetto dello sport anche, non pervenuti il palazzetto di Piazza d’Armi e il PalaJapan. Chiediamo al sindaco una maggiore dose di serietà e di impegno per risollevare lo sport aquilano che la sua amministrazione del nulla ha in parte distrutto». «Non voglio mettere gli impianti di sci per non essere petulante», ricorda Luigi Faccia. Loreto Colageo parla di «follia» e ipotizza che in Comune qualcuno pensi che gli aquilani siano «poco intelligenti».
GLI OTTIMISTI. Ma se molti sono scettici o addirittura caustici, nel mondo dello sport si alzano voci possibiliste. Giampaolo Arduini, ex assessore allo Sport, è pragmatico. «Se aprono il PalaJapan con una convenzione (Cus L’Aquila), riaprono il Palazzetto di viale Ovidio e magari colgono l’occasione per rimettere mano al Fattori, magari riaggiustando anche il velodromo, le condizioni potrebbero esserci. Vedo duro qualsiasi approccio per una città che non ha neanche una squadra professionista rispetto a località più blasonate». Francesco Bizzarri, presidente del Cus, qualche mese fa è riuscito a portare a casa, pur tra mille difficoltà, i Campionati nazionali universitari nonostante si sia ritrovato con gli impianti impossibilitati a ospitare il pubblico. «Sono d’accordo con Biondi. Bisogna guardare oltre rispetto alla quotidianità. Se avessi pensato solo all’impiantistica non avrei mai portato all’Aquila i Campionati nazionali». Antonello Bernardi (United L’Aquila) che milita in Terza categoria, è possibilista. «Si può fare, ma serve un progetto. Intanto va valorizzato l’esistente. Ho girato tante città che hanno ospitato i giochi mondiali della medicina con molte presenze, città piccole (Saint Malo o Perpignan), o più grandi (Lione, Casablanca o Lisbona), e spesso a operare sono le città territorio. Io quindi penso anche ai Comuni limitrofi. In tre anni si potrebbe costruire un percorso con la città smart e la città verde. L’obiettivo di candidare L’Aquila è un dovere rispetto al ruolo del capoluogo regionale».
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