Carcere di Sulmona, nuovo giro di vite ma sale la tensione tra i detenuti

A scatenare le proteste sono stati gli obblighi imposti su prenotazione docce, sala hobby e videochiamate. Intanto un ergastolano è in sciopero della fame
SULMONA. La protesta avviata nei giorni scorsi all’interno del carcere di massima sicurezza di via Lamaccio continua ad alimentare un clima di forte tensione. Alla base della mobilitazione dei detenuti, partita giovedì scorso, ci sono le nuove disposizioni ministeriali che – secondo i reclusi e le associazioni che li assistono – introdurrebbero condizioni ritenute troppo restrittive. Nelle ultime ore si sono registrati quattro episodi che hanno ulteriormente complicato la situazione. Venerdì sera un detenuto, dopo aver alzato i toni, ha aggredito un agente di polizia penitenziaria. Il poliziotto è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale cittadino, dov’è rimasto in osservazione.
Le sue condizioni, fortunatamente, non sono gravi. Ieri mattina, intorno alle sei, un altro detenuto, di circa 40 anni, è stato trasportato in codice rosso nello stesso presidio ospedaliero dopo aver ingerito detersivo, gesto che sarebbe legato alla protesta contro le nuove regole. I medici lo hanno sottoposto a tutti gli accertamenti del caso e lo tengono sotto stretta osservazione. Non sarebbe in pericolo di vita. In ospedale sono finiti altri due reclusi: un detenuto, che non ha digerito le nuove direttive, ha preso a calci una porta del penitenziario ed è stato trasportato nel presidio ospedaliero per le cure mentre un altro ergastolano ha avviato lo sciopero delle fame e per il controllo dei parametri ha chiesto le cure ospedaliere. A presidiare l’istituto sono i “baschi blu” della polizia penitenziaria, impegnati in turni straordinari per contenere il livello di tensione dietro le sbarre.
A denunciare il clima all’interno della struttura è stata la Camera penale di Sulmona che, insieme al garante dei detenuti e all’associazione “Nessuno tocchi Caino”, ha effettuato ieri una visita nell’istituto. Tra le criticità segnalate figurano l’obbligo di prenotazione per la doccia, per l’accesso alla sala hobby e per le videochiamate con i familiari, oltre alla mancanza di acqua calda nei bagni interni alle camere detentive. Le associazioni parlano di condizioni insostenibili e chiedono una revisione della direttiva per evitare ulteriori disordini in un carcere già alle prese con il problema del sovraffollamento.
Intanto il Comune di Sulmona si muove sul fronte istituzionale: l’amministrazione, su impulso dei consiglieri di Sulmona al Centro e Noi Moderati, ha avviato l’iter per ripristinare la figura del garante comunale dei detenuti. La nomina dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. «Si tratta di una figura già esistente, che è cessata però nel 2008. Per questo stiamo lavorando per ripristinarla», sottolinea la consigliera comunale Simona Fusco, che è anche componente della Camera penale.
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