Caro bollette, il Cam è a rischio fallimento

30 Settembre 2022

Audizione in Regione sulla gestione idrica: spesi 16 milioni per l’energia elettrica a fronte dei 22 in entrata

AVEZZANO. Il Consorzio acquedottistico marsicano rischia il fallimento a causa degli aumenti dovuti alla difficile crisi energetica. A lanciare il preoccupante allarme è il presidente dell’Ersi Abruzzo (Ente regolatore del servizio idrico integrato regionale), Nunzio Merolli, nel corso dell’audizione in sede di commissione d’inchiesta sull’emergenza idrica in Regione. Nel corso della seduta, infatti, è emerso che «a fronte di 22 milioni di euro di entrate, sarebbero già stati spesi 16 milioni di euro in bollette elettriche». Una situazione difficilissima per il Cam già in amministrazione controllata e su cui grava un impegno di 6 milioni di euro l’anno con cui viene onorato il concordato preventivo. Insomma, a causa dell’aumento dei costi dell’energia elettrica il Consorzio acquedottistico marsicano potrebbe essere sull’orlo del fallimento. «La Regione deve prendere atto delle difficoltà del Cam e adottare provvedimenti urgenti a sostegno delle spese extra che la società sta sostenendo e nel medio periodo portare le tre società di gestione che operano nell’aquilano alla fusione», ha suggerito la presidente della commissione d’inchiesta sull’acqua, la consigliera del Movimento 5 Stelle Sara Marcozzi. «Non è più possibile mantenere in essere realtà che, sostanzialmente, fanno la stessa cosa, peraltro in barba alla legge che obbliga ad avere un bacino minimo per il gestore corrispondente al momento al territorio provinciale».
Il Cam gestisce il servizio in 33 comuni della Marsica, per una popolazione pari a 130mila abitanti. Con il concordato preventivo si punta al risanamento dei debiti, alla continuità aziendale, all’erogazione del servizio agli utenti e alla salvaguardia dei lavoratori per rilanciare la società che ha un buco in bilancio che sfiora i 100 milioni di euro ai quali si aggiungono debiti verso Enel e altre poste energetiche. Nel calderone anche fatture da emettere non contabilizzate o non correttamente contabilizzate, spese legali non contabilizzate, sanzioni ambientali non correttamente valutate in bilancio, oneri per il personale e varie altre poste negative per omessi controlli che hanno fatto lievitare il debito a circa 120 milioni di euro. Una situazione che vede la società da anni navigare in un mare in tempesta. (f.d.m.)
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