Casa al mare comprata con il «trucco» del sisma

Sigilli all’appartamento sostitutivo di Pescara. L’accusa: false dichiarazioni Nell’abitazione originaria data in affitto morì uno studente. Donna denunciata
L’AQUILA. Vive a casa dei genitori. L’altra abitazione, regolarmente affittata agli studenti, viene danneggiata dal terremoto, che si porta via anche la vita di uno dei tre ragazzi. Quella notte. Di questa casa, la proprietaria chiede la «delocalizzazione», con un appartamento al mare, a Pescara. I dati incrociati tra gli elenchi del Comune e il lavoro della Finanza fanno il resto. Scoprono che qualcosa non va. Per l’accusa, quella non è una prima casa e quindi mancano i requisiti per ottenerne una nuova a spese dello Stato.
È accusata di aver prodotto false dichiarazioni per ottenere i contributi post-sisma: la Finanza le sequestra l’abitazione sostitutiva. Nei giorni scorsi, i finanzieri della Compagnia dell’Aquila, in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip del tribunale su richiesta del procuratore della Repubblica Fausto Cardella e del pubblico ministero Stefano Gallo, hanno sottoposto a sequestro preventivo per equivalente un appartamento a Pescara, in zona centrale. La decisione della magistratura giunge al termine di indagini svolte dai finanzieri sulla richiesta di contributo per l’acquisto di un’abitazione sostitutiva (rispetto a quella danneggiata dal terremoto) presentata da R.B., di 33 anni, dell’Aquila.
All’epoca del sisma, per l’accusa, l’indagata risultava residente in un immobile vicino alla Villa comunale ma, in realtà, dalle indagini è emerso che «il suo effettivo domicilio era coincidente con quello dei genitori». Infatti, l’immobile per il quale l’indagata ha richiesto la delocalizzazione, gravemente danneggiato dal sisma, fino al 6 aprile 2009 era occupato, con regolare contratto di locazione, da tre studenti universitari di cui uno perse la vita proprio quella notte sotto le macerie dell’edificio crollato. La normativa di riferimento prevede, per la ricostruzione delle abitazioni diverse da quella principale, un indennizzo a carico dello Stato limitato a una percentuale dei lavori necessari al ripristino che, comunque, non può superare gli ottantamila euro.
L’indagata, come sostiene l’accusa, «attestando falsamente che l’edificio in questione era la sua abitazione effettiva e principale, ha pensato di superare tale limite e ha richiesto e ottenuto un indebito beneficio complessivo pari a oltre centosettantamila euro, tra la somma corrisposta per l’acquisto dell’unità abitativa sostitutiva di Pescara e il contributo di autonoma sistemazione, anch’esso ritenuto dall’autorità giudiziaria inquirente non spettante proprio in ragione della falsità delle dichiarazioni prodotte». A confortare le tesi investigative vi sono le testimonianze dei due studenti superstiti e una serie di documenti acquisiti dalla Finanza, «che dimostrano l’effettiva residenza della donna prima del sisma».
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