L’Aquila

Casa del piacere all’Aquila: decisiva la versione della donna cinese

18 Agosto 2026

L’inchiesta sul sesso portata avanti dalla polizia del capoluogo. La donna sottoposta al divieto di dimora comparirà a giorni davanti al giudice per essere interrogata. Intanto l’unico aquilano coinvolto ha chiarito il rapporto di natura personale: respinta misura cautelare

L’AQUILA. In attesa di conoscere la verità della donna cinese per cui è stato disposto il divieto di dimora, che sarà interrogata a stretto giro, emergono nuovi dettagli sull’indagine della Polizia che ha portato a scoprire una casa d’appuntamenti sulla Mausonia. Si è infatti avvalso della facoltà di non rispondere davanti al giudice per le indagini preliminari Giulia Colangeli l’uomo, unico aquilano coinvolto nel presunto giro di prostituzione cinese, che era stato invitato a comparire in aula per chiarire una serie di condotte che, secondo l’impostazione investigativa, sarebbero indicative del legame con la donna.

Tra gli elementi finiti sotto la lente della Procura figurano anche - ma non solo - alcuni bonifici effettuati dall’indagato in favore del proprietario dell’appartamento di via Mausonia, alla periferia Est del capoluogo.

Proprio in quell’abitazione, secondo quanto ricostruito dagli agenti di polizia giudiziaria nel corso delle indagini condotte tra il 2024 e il 2025, sarebbe stata esercitata attività di prostituzione. A chiarire la posizione dell’aquilano è stato allora il suo difensore di fiducia, l’avvocato Massimiliano Nardecchia, che ha fornito una diversa lettura degli elementi raccolti dagli investigatori.

Secondo la difesa, quei pagamenti sarebbero riconducibili esclusivamente a un rapporto personale tra l’uomo e la donna, nei confronti della quale il giudice ha disposto il divieto di dimora. Nessun coinvolgimento, dunque, secondo il legale (tesi integralmente accolta dal giudice, almeno in questa fase), nel sodalizio ricostruito dalla Procura.

Nell’impianto accusatorio, l’appartamento di via Mausonia sarebbe uno dei tasselli di una rete ben più ampia, estesa sul territorio nazionale e imperniata sullo sfruttamento della prostituzione di donne di origine cinese, con il vertice dell’organizzazione che gli investigatori collocherebbero nel Milanese.

Le argomentazioni della difesa hanno infine portato il giudice a rigettare la richiesta di misura cautelare formulata dal pubblico ministero nei confronti dell’aquilano, non essendo emersi elementi ritenuti sufficienti a dimostrare il suo coinvolgimento nel sodalizio criminale. Una serie di appostamenti, l’incrocio delle utenze telefoniche con quelle pubblicate sui siti di incontri per adulti e una chiamata effettuata dagli stessi agenti, che si erano finti clienti. È così che gli investigatori sono arrivati alla “casa del piacere” di via Mausonia, dove, secondo la ricostruzione della Polizia, si alternavano donne provenienti da diverse parti d’Italia. All’interno erano state trovate due donne, entrambe di origine cinese. Durante il sopralluogo in una delle camere da letto era stato inoltre rinvenuto materiale ritenuto compatibile con la prostituzione.

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