Casa dello studente, risarcimenti per 500mila euro ai sopravvissuti

Il giudice civile: «Danni morali e psichici derivanti da una sindrome post-traumatica da stress» Tre condanne nei confronti della Regione Abruzzo e dell’Azienda per il diritto agli studi universitari
L’AQUILA. Oltre mezzo milione di risarcimento per danni prevalentemente morali e psichici, derivanti da una sindrome post-traumatica da stress. È quanto riconosciuto dal giudice del tribunale del capoluogo, Monica Croci, con una serie di sentenze, pubblicate durante l’ultimo mese, che condannano Regione e Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) al risarcimento di tre dei ragazzi che nella notte del 6 aprile 2009 hanno visto morire i propri compagni all’interno della Casa dello studente di via XX Settembre. «Sentenze che segnano un punto di svolta nella giurisprudenza civile», secondo l’avvocatessa dei tre studenti, Wania Della Vigna, che spiega: «Per la prima volta enti pubblici territoriali vengono riconosciuti come responsabili di risarcimenti per le lesioni di giovani studenti universitari, oltre che per la morte dei poveri giovani sotto le macerie. Si afferma, inoltre, il riconoscimento giuridico della sindrome post-traumatica da stress per i sopravvissuti a un crollo». Quelle emesse sono solo le prime tre di una decina di sentenze su procedimenti intentati dall’avvocato, che dice: «Nei prossimi mesi attendiamo anche l’esito della causa dei familiari di Davide Centofanti, tra cui la compianta zia Antonietta, che tanto si è battuta affinché fosse fatta giustizia».
LE SOMME. Il giudice ha riconosciuto il danno subito dai sopravvissuti alla notte del 6 aprile 2009, sotto il crollo dell’edificio della Casa dello studente, e ha condannato Regione e Adsu, rispettivamente proprietaria e gestrice dell’edificio dato per sicuro ma rivelatosi una tomba per otto ospiti, al risarcimento di 100.000, 190.000 e 250.000 euro. LE CONDANNE PENALI. La vicenda trae origine dal processo penale nel quale sono stati condannati i tecnici Tancredi Rossicone, Pietro Centofanti, Berardino Domenico Pace e Pietro Sebastiani, architetto dell’Adsu, per i reati di disastro colposo, crollo di edificio, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose.
L’ITER CIVILE. Subito dopo la conclusione del processo penale si è aperta la vicenda civile. Per gli studenti assegnatari di posto letto nella Casa dello Studente, presenti la notte del 6 aprile 2009, Della Vigna ha chiesto la condanna della Regione e dell’Azienda per il diritto agli studi universitari, oltre che dei tecnici già condannati in sede penale, e il risarcimento dei danni.
LA SENTENZA. Per il giudice Croci “sussiste la responsabilità dei due enti: la Regione in quanto proprietaria dell’edificio e l’Adsu in quanto usuaria dello stesso con obbligo di manutenzione ordinaria e straordinaria”. Nella sentenza, infatti, è chiarito che “l’immobile collassò proprio per vizi originari di costruzione e per la difettosa manutenzione dello stesso”. Pertanto, accertata la responsabilità degli enti oltre che dei tecnici, condannati in via definitiva, il giudice “riconosce che sussista il disturbo post-traumatico da stress (talora il disturbo è accompagnato anche da altra patologia psichica) e quindi deve ritenersi sussistente il danno alla salute psichica, in nesso causale con la traumatica esperienza vissuta”.
RITARDI. «Le sentenze sono immediatamente esecutive», commenta l’avvocato Della Vigna, che coglie l’occasione per invitare il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio e le assicurazioni per l’Adsu ad adempiere al pagamento del risarcimento dovuto, «adempimento che purtroppo non si è ancora verificato neppure per l’altra sentenza del ragazzo deceduto, Michelone (1 milione e 200mila euro). Si ricorda che la prima sentenza civile di condanna per la Regione è dell’agosto 2018».
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