Castelvecchio Calvisio, Pezzoli commissario

La prefettura corre ai ripari dopo l’invalidazione delle elezioni amministrative del centro montano

L’AQUILA. Ha gestito la fase successiva al crac finanziario del Comune di Pacentro. Ora lo attende un altro incarico delicato: traghettare il Comune di Castelvecchio Calvisio verso nuove elezioni dopo quelle invalidate del 31 maggio scorso.

Il viceprefetto Rinaldo Pezzoli si è insediato nel Comune montano dove non è stato raggiunto il quorum elettorale dopo la presentazione di un’unica lista alle amministrative. Un raggruppamento formato da appartenenti alla polizia penitenziaria che ha raccolto un solo voto valido (con due schede bianche e due nulle) a fronte di appena 5 elettori che hanno varcato la soglia del seggio. Elezioni non valide e tutto da rifare.

Per il Comune aquilano è ufficialmente cominciata la fase del commissariamento che potrebbe durare un anno. Il passaggio di consegne tra l’ex sindaco Dionisio Ciuffini e il commissario inviato dal prefetto è avvenuto lunedì scorso. La piccola comunità di Castelvecchio Calvisio è ancora frastornata dall’esito delle urne. E soprattutto dalla mancata presentazione di liste locali. Nell’agenda di Pezzoli ci sono molte priorità. Prima tra tutte la prosecuzione dell’attività legata alla ricostruzione, l’approvazione del bilancio e del consuntivo 2014 «che non siamo riusciti a fare per la mancanza di segretari comunali», come ricorda l’ormai ex sindaco Ciuffini. «Daremo massima collaborazione al dottor Pezzoli», assicura. «Bisognerà riprendere l’azione di presenza nei tavoli con gli altri Comuni per cercare la strada per unirsi e fare massa critica nei confronti della politica. L’unica via d’uscita è l’unione dei Comuni. Ma dopo tutto quello che è successo, a parte qualche espressione di solidarietà, nessun passo avanti è stato fatto. Se non si interviene subito, i nostri paesi saranno abbandonati a se stessi. Così è impossibile lavorare: in 10 anni ho cambiato 15 segretari comunali, spesso ho dovuto pregarli di venire a lavorare da noi. Poi c’è il problema tasse: tra Imu, Tari e Tasi temo che chi possiede seconde case negli aggregati non abbia poi tanto interesse a recuperarle perché teme di dover pagare. Gli aggregati sono un campo di battaglia tra aspiranti presidenti, professionisti, responsabili dei lavori e in mezzo ci sono litigi a più non posso. Noi siamo rimasti terzi rispetto a questo contesto ma abbiamo pagato prezzi alti in termini politici».

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