Chiuse 115 imprese in sette anni: la maglia nera va al commercio

Si è passati dalle 1.871 del 2013 alle 1.756 nel 2020. Ben 96 negozi hanno abbassato le saracinesche In difficoltà trasporti e manifatturiero. Questi numeri si sommano a quelli sul crollo demografico
SULMONA. Cala la popolazione e cala anche il numero delle imprese attive nel territorio del comune di Sulmona. Dalle 1.871 del 2013 si è passati alle 1.756 del 2020 con una perdita di 115 attività. A spiegare l’evoluzione del fenomeno in un elaborato è l’economista sulmonese Aldo Ronci, che lancia un grido d’allarme affinché si arrivi a un’ inversione di tendenza che può essere ottenuta solo attraverso una politica più attenta da parte della Regione. «Pur caratterizzandosi come una città decisamente commerciale», spiega Ronci, «Sulmona tra il 2013 e il 2020 ha subito una clamorosa flessione di ben 96 unità proprio nel settore del commercio. Altre flessioni importanti si evidenziano nelle attività manifatturiere e nel settore delle costruzioni. In valori percentuali i decrementi nel commercio si attestano al 14,35%, il triplo del 4,48% del dato nazionale, e nei trasporti con un meno 27,50% pari a 5 volte il dato nazionale del 5,85%». La perdita di imprese a Sulmona sarebbe legata, per la gran parte, al crollo demografico che la città ha subito nello stesso periodo, passando in 7 anni da 24.908 a 22.643 con una perdita di 2.265 abitanti. «Tra il 2013 e il 2020 le imprese sulmonesi hanno avuto a disposizione 31 milioni e mezzo euro in meno», sottolinea l’economista, «importo che corrisponde al reddito medio dei 2.265 abitanti fuggiti. Reddito destinato per la quasi totalità al consumo di beni e servizi e che è venuto a mancare alle imprese che hanno visto calare le vendite e che in numero consistente sono state costrette a chiudere». Secondo Ronci sarebbero due le iniziative da intraprendere per invertire la tendenza: l’incremento dell’occupazione e il miglioramento della qualità della vita. «Per incrementare l’occupazione la Regione deve puntare a sostenere il sistema produttivo abruzzese al fine di superare la situazione di oggettiva difficoltà dei tempi correnti», evidenzia Ronci, «attraverso il reperimento di risorse capaci di promuovere il miglioramento della competitività che tengano conto delle peculiarità dei diversi territori regionali e in particolare di quello peligno». Per il miglioramento della qualità della vita, secondo l’esperto, «bisognerebbe evitare provvedimenti occasionali legati alla logica particolaristica praticata da decenni senza risultati apprezzabili». «Attualmente la Regione ha l’opportunità di adottare lo strumento dell’Agenda urbana e a tale scopo è opportuno istituire le Aree urbane funzionali che, meglio di qualsiasi altro strumento», conclude l’economista sulmonese, «potrebbero avviare uno percorso di sviluppo armonico ed equilibrato di tutto il territorio abruzzese e in particolare del territorio peligno».
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