Chiusura Rsa, il personale trasferito a Fontecchio

Celano, arrivano le lettere per dieci dipendenti: provvedimento dal primo marzo I sindacati minacciano battaglia. De Angelis (Uil): «L’azienda ci convochi»
CELANO. Arrivano le prime lettere di trasferimento per i dipendenti dalla residenza sanitaria assistenziale della clinica L’Immacolata di Celano. Dipendenti destinati alla struttura di Fontecchio. Il provvedimento riguarda una decina di lavoratori e sarà in vigore dal primo marzo.
I sindacati non ci stanno e annunciano battaglia. La Uil fa un appello alla politica per l’apertura di un confronto volto a evitare che la Marsica perda ben 40 posti letto, oltre a una ventina di posti di lavoro. Il 20 dicembre scorso la giunta regionale, Dipartimento della salute e welfare, ha rilasciato il parere favorevole alla richiesta della Santa Maria Opera della Pace di compatibilità programmatoria al fine del trasferimento a Fontecchio, nell’Aquilano, dei 40 posti letto della Rsa di Celano. Il 2 febbraio l’Immacolata di Celano ha comunicato ufficialmente alla Cisl e alla Uil la chiusura della Rsa con relativo trasferimento dei posti letto e dei lavoratori nella struttura dell’Aquilano. Il personale della Rsa è composto da 10 operatori socio sanitari, 8 infermieri professionali, 3 fisioterapisti e 2 terapisti occupazionali. Si tratta di 14 lavoratori a tempo indeterminato, che rischiano di finire a casa, oltre a 5 operatori socio sanitari a tempo indeterminato.
«Possono fare tutte le graduatorie che vogliono», sottolinea Pino De Angelis, segretario regionale della Uil Fp, «ma in questo modo non ci permettono di fare un lavoro organico. Devono convocarci perché va seguita una procedura sindacale che non è stata sviluppata».
Un appello arriva da Antonio Ginnetti della segreteria provinciale Uil Sanità. «Vogliamo chiedere alla politica locale di interessarsi al problema per aprire un confronto e un tavolo con la Regione e la proprietà», spiega Ginnetti, «affinché quei posti letto non vengano persi dalla Marsica, patrimonio del territorio. Facendo questo salveremmo anche i posti di lavoro».
«Avevamo concordato che ci saremmo dovuti sentire per discutere di graduatoria del personale, e della dotazione organica, per capire di che numeri stavamo parlando», sbotta Giuseppe Capoccitti della Cisl Fp, «in base a quali numeri si sono basati per i trasferimenti? Avremmo dovuto fare un accordo per un numero delle persone da individuare, ma evidentemente vogliono fare un’azione di forza».
«Ritengo che questo provvedimento non abbia valore, anche da un punto di vista normativo», conclude Capoccitti, «stiamo preparando una richiesta di incontro urgente per fare chiarezza e mettere mano ai numeri e ai criteri. Non possiamo impedire il trasferimento, ma le modalità vanno scelte insieme, altrimenti sarà scontro».
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