Cialente: Pd, basta scontri

25 Settembre 2016

Il sindaco sulla polemica tra Benedetti e Albano: stop guerre

L’AQUILA. Un botta e risposta mediatico al vetriolo. Il battibecco tra il presidente del consiglio comunale Carlo Benedetti e il segretario del Pd Stefano Albano scalda la piazza di Facebook: il sindaco Massimo Cialente si getta nel mucchio e svela la fibrillazione in atto all’interno del Pd aquilano, in vista delle elezioni comunali del 2017.

Tutto parte dal mancato invito a Benedetti a partecipare, come relatore, al Festival dell’Unità. Il sindaco consiglia di placare gli animi, ma coglie l’occasione anche per stigmatizzare lo scontro sul referendum che sta scuotendo il suo partito a livello nazionale. «Non bacchetto nessuno», commenta Cialente, «tantomeno Carlo Benedetti. Rilevo solo, con preoccupazione e dolore, che ormai i partiti sono attraversati da scontri interni il più delle volte inutilmente forzati nei toni. Nei partiti, nelle giunte, nei gruppi consiliari, nei reparti ospedalieri, nelle aziende, nell’interno delle famiglie, vi sono spessissimo pareri discordanti. Sempre. Si risolvono, non necessariamente nascondendoli, attraverso discussioni serene, oggettive. Si dovrebbe sempre parlare di cose, mai di persone. Ormai accade il contrario. All’Aquila mi sembra che tutto si possa risolvere tranquillamente, anche perché Carlo Benedetti da dieci anni è il presidente del consiglio comunale, e ha enorme esperienza politica e amministrativa. Ergo appartiene alla schiera di coloro che in una normale comunità di persone possono anche insegnare qualcosa». E arriva l’affondo sulla guerra interna Pd in merito al referendum costituzionale: «Mi sembra che ormai», sottolinea il sindaco, «l’esempio negativo venga dall’alto. Io trovo sconsiderato, e mi fa paura e sconcerto il dibattito interno al Pd sul referendum. Non ci vedo uno scontro sui contenuti, se non in pochissimi compagni, ma una guerra per un regolamento dei conti o per rancori stratificati. E pensiamo che in questo modo si possa avere credibilità tra i cittadini? Parliamo della nostra visione dell’Italia, di come pensiamo di risolvere i problemi, dell’Italia, o dell’Abruzzo o della nostra città. Cosa importa alla gente di scontri che non siano pacati, dialettici, e su cose vere?». Insomma, secondo Cialente, il “cattivo esempio” nazionale avrebbe ripercussioni anche sul partito cittadino: non è un mistero che dentro il Pd aquilano non sia ben vista la volontà del presidente del consiglio comunale di correre per la poltrona di sindaco alle prossime elezioni comunali. E non è un mistero che più volte Cialente abbia caldeggiato una candidatura “giovane”, rincorrendo il sogno di un rinnovamento della classe politica. (r.s.)

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