Cialente: «Solo grazie a noi la città è riuscita a ripartire»
Il sindaco Massimo Cialente interviene su Facebook roguardo all’inchiesta della ricostruzione di cui si sta occupando Giustino Parisse. di MASSIMO CIALENTE Sto seguendo con interesse la “inchiesta...
Il sindaco Massimo Cialente interviene su Facebook roguardo all’inchiesta della ricostruzione di cui si sta occupando Giustino Parisse.
di MASSIMO CIALENTE
Sto seguendo con interesse la “inchiesta sulla ricostruzione” che il Centro sta portando avanti da alcune settimane. La sto seguendo non certo per ripercorrere una ricostruzione storica, poiché come ho detto personalmente a Giustino Parisse che la sta curando, e come ha dimostrato l’assessore Pietro Di Stefano in un suo intervento, è piuttosto lacunosa e priva del requisito primo per la stesura di un documento storico: l’assenza di pregiudizio o di velleità politiche (peraltro lecite se dichiarate) e soprattutto il rigore delle fonti. La seguo perché ritengo che ormai a sette anni dal sisma, io per primo, ma anche altri aquilani, siamo curiosi di capire come viene vista e raccontata la nostra storia. Per me l’interesse è duplice, poichè, nel bene o nel male (certo molto più nel male che nel bene), sono stato uno dei principali artefici di tutto ciò che è accaduto. Oggi sulla pag.17 del Centro (che vi invito a leggere) vi sono due interessanti articoli di Parisse; il primo riporta le accuse del mio vicesindaco Trifuoggi sulla delibera 58, quella delle casette fai da te, il secondo sullo scontro che conducemmo sul piano di ricostruzione nei confronti del binomio terribile Chiodi-Fontana. La delibera 58, che nasce 40 giorni dopo il sisma, fu la risposta che il Comune dell’Aquila, a differenza di altri, diede a delle richieste disperate dei cittadini.
TENDOPOLI O MARE. Allora infatti o andavi nelle tendopoli o al mare. Qualcuno non lo ricorda, forse perché non c’era o non aveva la responsabilità di salvare una comunità.. La assumemmo, come assumemmo la realizzazione del progetto Case, dei Musp, e poi dei Map, e come prememmo per l’ospedale del G8 per un semplice motivo, che nessuno considera (perché non si pose il problema allora, e non lo può capire ora, per ignavia, disinformazione, perché preso dai propri problemi, perché travolto da una tragedia più grande di ciascuno di noi, perché osservava da lontano): che la città era finita, che davvero si era scelto di farne una nuova Pompei. Ho raccontato più volte il dramma e l’isolamento, la solitudine nella quale ci ritrovammo in quattro-cinque, sindaco e assessori. Berlusconi che ripetava che l’Università era finita, Bertolaso che affermava che la ricostruzione avrebbe richiesto 25 30 anni, la New-town per sole 10.000 persone, la delibera Governo-Giunta Centrodestra di Chiodi, Venturoni con la complicità del centrodestra aquilano, in testa De Matteis (aspetto sempre smentite), delibera del 4 maggio 2009, che svuotava la città di qualsiasi funzione e deportava i cittadini, il divieto di realizzare Map, l’assenza di scuole pronte. Questo è il maggio e giugno del 2009 all’Aquila. SCONTRO POLITICO. Lo scontro con il Governo e la Regione fu durissimo, senza esclusione di colpi. Quel poco che restava della classe dirigente aquilana, contro governo e regione. Senza nessun aiuto politico da altre forze, locali o regionali, anche della mia parte politica. Abbiamo vinto noi! Lo dicono i dati, che ancora non leggo mai completamente riportati sul Centro.
LA CITTÀ È VIVA. Oggi la città è viva, mancano solo 1.500 abitanti, che sono momentaneamente . nei comuni vicini. Abbiamo grandi prospettive. Una scommessa vinta, contro gufi ed increduli. La 58 è servita. È tecnicamente “il peggior testo normativo” che Nicola Trifuoggi abbia mai letto? È probabile, ma è servita. Oggi si parta a rivedere gli atti successivi che la delibera prevede. Ad esempio è affidato da tempo, proprio al Vice Sindaco, il compito di far demolire che casette fai da te realizzate al di fuori delle previsioni lungo il fiume.Spero che si inizi; ne parlavo in giunta la scorsa settimana. Si potrà e dovrà fare.
CASETTE DA DEMOLIRE. Ma basta con la storia che sono 4.000 o 5.000, non mettiamoci quelle del cratere. L’articolo a fianco del primo spiega lo scontro che avemmo con Chiodi e Fontana sul piano di ricostruzione. Tutti allora lo riportavano ad uno scontro politico. Tipico di chi non voleva capire, ma soprattutto perché molti in quel periodo, in una situazione in cui ad eccezione del comune dell’Aquila, tutto era governato dal centrodestra, coraggiosamente, come diceva il grande Flaiano, si erano schierati con chi controllava tutto, a cominciare dalla Asl. Nessuno aveva intenzione di schierarsi contro Chiodi e governo. Quel periodo è politicamente per me chiarissimo. Tutti si barcamenavano. Andate a rileggere le dichiarazioni di allora. Qualcuno ricorda che Chiodi venne invitato ad un dibattito pubblico con le domande concordate, mentre ad altri si faceva guerra? Questa è storia. Lo scontro lo portammo avanti anche perché, come può testimoniare il Dott. Gianni Letta, l’articolo sui piani di ricostruzione lo avevo, si può dire, scritto io con lui. Era un’altra cosa. Nessuno ci aiutò, in città, in quello scontro.
CHIODI E FONTANA LICENZIATI. Questo spiega perché la ricostruzione del centro storico è partita solo nel marzo del 2013, e solo grazie al fatto che Monti e Barca licenziarono, più o meno in tronco, Chiodi e Fontana. Inventammo allora, con Piero (Di Stefano ndr), la possibilità di far partire qualcosa del centro storico con la Soprintendenza. Grazie a ciò ora sto scrivendo nel mio Ufficio in palazzo Fibbioni. Lo dice, con un getto di veleno finale, anche Parisse: “Per l’asse centrale si trovò comunque una via d’uscita: grazie all’accordo con la Soprintendenza, a colpi di milioni di euro, partì la ricostruzione dei Palazzi vincolati”. Caro Giustino, a colpi di cosa sarebbe dovuta partire la ricostruzione? Di bruscolini, noccioline, banane? La città si sta ricostruendo con le risorse necessarie, con la differenza che qui da noi si controlla il singolo progetto, e si sta risparmiando. Ma questo ai lettori di alcuni giornali non viene raccontato».

