Cinema Massimo, no al progetto: la Soprintendenza blocca l’opera

Segnalate criticità sul porticato, sulle rifiniture e sull’esterno dell’edificio tutelato di corso Federico II L’opposizione: «Una commissione di Vigilanza per fare luce anche su Teatro comunale e San Filippo»
L’AQUILA. Non c’è pace per la rinascita dei luoghi della cultura della città dell’Aquila. Se a 14 anni dal sisma mancano ancora certezze sulla riapertura del Teatro comunale, non se la passano meglio le altre strutture danneggiate nella tragica notte del 6 aprile 2009. Su tutti il Cinema Massimo: come un fulmine a ciel sereno, è arrivata la Soprintendenza a mettersi di traverso, bloccando il progetto del secondo lotto dei lavori di recupero, ritardando la pratica. Questo, almeno, è quello che emerge dalla relazione del Responsabile unico del procedimento Pierluigi Seccia, diffusa nella seduta del consiglio comunale di lunedì mattina in cui maggioranza e opposizione si sono scontrate proprio sul futuro dei luoghi della cultura, oltre che sulla ricostruzione delle scuole. Uno scontro che è solo all’inizio: già annunciata, da parte del consigliere di minoranza Alessandro Tomassoni, la richiesta di una riunione sul tema della commissione consiliare di Vigilanza.
IL PROGETTO
Il primo lotto dei lavori di messa in sicurezza del Cinema Massimo fu completato nel 2020. Da lì partì la pratica per il secondo lotto, con 4,2 milioni di euro di fondi Cipe nelle casse del Comune. Il secondo lotto prevede la ristrutturazione della sala storica da 348 posti e la realizzazione di ulteriori tre sale, due per le proiezioni cinematografiche e una per rappresentazioni teatrali ed altri tipi di spettacoli. Il progetto definitivo è stato consegnato dallo studio tecnico incaricato il 27 dicembre scorso. Dopo le feste natalizie, il municipio ha convocato la conferenza di servizi per l’acquisizione dei pareri per l’approvazione del progetto esecutivo. Tutto sembrava in discesa verso la gara d’appalto.
LO STOP DELLA SOPRINTENDENZA
Il 31 marzo, però, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio ha chiesto integrazioni, segnalando tre grandi criticità nel progetto. La prima: una nuova scalinata prevista provocherebbe la «trasformazione sostanziale del carattere spaziale e costruttivo» del portico monumentale che si affaccia su corso Federico II. Stop anche alle demolizioni previste di scala d’ingresso con gradini in marmo, galleria con la balaustra con gli elementi a foglia, battiscopa in marmo grigio e rivestimenti ondulati in incannucciato. «Tali elementi definiscono la configurazione spaziale e figurativa del Cinema Massimo – bene monumentale sottoposto a tutela – e pertanto la loro rimozione, oltreché la generale riconfigurazione spaziale, materica e cromatica, non risultano coerenti con le esigenze di tutela», scrive la Soprintendenza. Terza criticità segnalata, è l’impatto visivo nello skyline del centro storico dei pannelli a copertura delle macchine.
Tecnici comunali e della Soprintendenza hanno così effettuato un sopralluogo l’8 maggio per trovare soluzioni. «È stato redatto un verbale», scrive il Rup, «inviato alla funzionaria della Soprintendenza per la sottoscrizione il 16 maggio, ad oggi ancora non si è avuta risposta».
LA POLEMICA SULLA CULTURA
«Nessuna risposta dall’amministrazione sul Teatro comunale e sui fondi mancanti», spiega Alessandro Tomassoni del gruppo di opposizione Il Passo Possibile, facendo riferimento all’interrogazione sui luoghi della cultura a cui ha risposto in consiglio comunale il vicesindaco Raffaele Daniele. «Chiederemo una riunione della commissione consiliare di Vigilanza in cui convocare e ascoltare i componenti della conferenza di servizi permanente sul teatro», continua Tomassoni, «vogliamo anche notizie sul teatro San Filippo: i lavori sono finiti nel 2017, ma non è stato ancora restituito alla città».(l.t.)
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