Classi per soli italiani Il sindaco: denuncerò gli eventuali razzisti

10 Settembre 2014

De Crescentiis chiede anche una verifica al preside Santini: «Alzare dighe contro l’inciviltà, siamo un paese accogliente»

PRATOLA PELIGNA. Ci sono genitori che hanno chiesto di realizzare classi di soli italiani? È pronto a denunciarli. E alla scuola chiede di approfondire con un’indagine quanto accaduto.

Il sindaco di Pratola Peligna, Antonio De Crescentiis, non vuole sentire parlare di razzismo dopo quando accaduto negli istituti di Valle Madonna. Dove in un primo momento sono state realizzate due classi: una solo per italiani, l’altra anche con figli di immigrati. «Una volta che abbiamo appreso i fatti», afferma De Crescentiis, «l’amministrazione comunale si è subito attivata, insieme al dirigente che si è trovato di fronte a questa situazione. Per tre giorni ci siamo dati da fare per cercare soluzioni senza stravolgere le attività didattiche che sarebbero partite di lì a poco. Il delegato dell’Aquila ha parlato senza conoscere i fatti».

Il riferimento è al recente intervento del consigliere straniero del Comune dell’Aquila, Gamal Bouchaib, che ha accusato la classe politica di immobilismo.

«La scuola ha fatto un errore», afferma il sindaco, «ma se scopro che qualche genitore ha fatto una richiesta antistorica e assurda lo denuncio alla procura della Repubblica. Al preside Raffaele Santini chiedo una verifica per capire come si sia giunti alla prima formazione delle classi».

Prima assegnazione avvenuta in una fase delicata come il passaggio tra il vecchio preside Renato Di Cato e l’attuale Santini. Circostanza probabilmente utilizzata per realizzare classi ad hoc, ma solo per qualcuno. «Non si può fare finta di niente e dimenticare, ma Pratola non ha nulla a che fare con il razzismo», continua De Crescentiis, «siamo una comunità che ha vissuto l’emigrazione, i nostri concittadini sono sparsi in tutto il mondo e proprio per questo abbiamo nel nostro Dna la cultura dell’accoglienza».

Parole che trovano conferma nella presenza, nel centro peligno, dell’unica scuola del circondario di lingua italiana e albanese. Senza contare la riuscitissima festa per l’indipendenza dell’Albania organizzata a Pratola che ha visto persino la partecipazione del console albanese Nerita Ceka. E, ancora, la festa degli emigranti che resta un appuntamento centrale nell’estate pratolana e la recente visita della responsabile dell’ambasciata polacca Helena Janczewska, in occasione della rassegna bandistica. Attività che spiegano da sole la vocazione dei pratolani. Ma se non bastasse, per loro, arriva la difesa dall’accusa di razzismo affidata a Luhan Hallulli, presidente dell’associazione italo albanese, dalla nutrita comunità albanese di Pratola. «Voglio precisare», conclude il sindaco, «che parliamo di bambini con cognome straniero ma che sono nati negli ospedali italiani, hanno frequentato le nostre strutture, parlano la nostra lingua. Ribadisco: è stato fatto errore madornale che non dovrà ripetersi mai più. In un paese di 8mila abitanti tutti si conoscono ma la scuola deve restare il baluardo della convivenza civile, alzando qui come altrove una diga contro l’eventuale pratica di chiedere la maestra migliore o peggio fare classi differenti per reddito o lavoro dei genitori».

Federico Cifani

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