Cocaina e hashish dalla Spagna: quattro condanne

Giudicati i primi imputati, ritenuti parte del sodalizio criminale che importava droga in Abruzzo, Marche e Umbria
L’AQUILA. Primi verdetti della vasta operazione antidroga finalizzata a stroncare un traffico di cocaina e hashish dalla Spagna all’Abruzzo, ma capace di interessare anche le principali piazze di spaccio di Marche e Umbria. L’operazione – denominata Contras – il 2 luglio 2024 aveva portato i carabinieri del Ros – supportati dai Comandi Provinciali di Teramo, Pescara, Fermo, Ascoli Piceno, Brescia e Perugia, e in coordinamento con il Landeskriminalamt del Nord Reno-Westfalia (Germania), l’Udyco Central della Policia Nacional (Spagna), la Police Judiciaire Fédérale di Mons (Belgio) e il Dipartimento Anti-Narcotici della Polizia Nazionale dell’Ucraina – a eseguire 14 misure di custodia cautelare emesse dai gip dei tribunali dell’Aquila e di Teramo, su richiesta rispettivamente della Dda del capoluogo abruzzese e della Procura di Teramo.
La giudice Giulia Colangeli, all’esito del rito abbreviato scelto da quattro imputati, ha infatti emesso complessivamente cinque anni di reclusione a carico di Francesco Meconi (un anno e 1.200 euro di ammenda), Marco Capece (un anno, otto mesi e 3.800 euro), Domenico Di Gregorio (un anno, sei mesi e 3.509 euro) e Riccardo Alessandrini (dieci mesi, venti giorni, più 2.295 euro), tutti accusati di aver preso parte, a vario titolo, a un sodalizio criminale formato da cittadini italiani, spagnoli, argentini e colombiani. Le sostanze stupefacenti, approvvigionate in Spagna da alcuni residenti nel paese iberico, venivano trasportate in Italia su gomma da alcuni corrieri che lo occultavano all’interno di autotreni nella disponibilità dell’organizzazione, per poi essere stoccate in Abruzzo, in particolare all’interno di un garage di Colleatterrato (Teramo), a favore delle piazze di spaccio abruzzesi (Teramo, Chieti e Pescara) e marchigiane (Ascoli e Fermo), con un canale di spaccio operativo anche a Perugia.
Nelle mani delle forze dell’ordine sono poi finiti un chilo di cocaina e 100 di hascisc. «La montagna ha partorito il classico topolino», è il commento del difensore di Di Gregorio, l’avvocato Filippo Torretta del Foro di Teramo, in riferimento al contrasto tra la portata dell’indagine e l’esiguità delle prime condanne. «Parole banali che però fotografano esattamente la situazione: un’inchiesta di migliaia di pagine, oltre dieci imputati, arresti anche in Spagna e Germania, costi economici notevolissimi, che ha portato a delle condanne – le prime per i 4 imputati che hanno scelto il rito abbreviato – per complessivi 5 anni e due mesi (la condanna più elevata a un anno e otto mesi) a fronte di richieste da parte del Pm per quasi 50 anni. Non si può non chiedersi se la vicenda meritasse realmente un tale spreco di risorse».
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