Commercio, imprese allo stremo

Celso Cioni attacca: a 2000 giorni dal sisma nessun provvedimento a sostegno delle imprese
L'AQUILA. A gennaio scorso la clamorosa protesta: barricato per tre ore in un bagno di Bankitalia, nella filiale del capoluogo di regione, per accendere i fari sulla situazione del piccolo commercio e di una città martoriata. Oggi, il direttore regionale di confcommercio, Celso Cioni, chiedendosi se sia ora di un suo nuovo «gesto non convenzionale» denuncia che «a 2000 giorni dal sisma per il sistema delle piccole e medie imprese del cratere non ci sono stati provvedimenti mentre oltre 700 aziende nel Comune dell'Aquila hanno chiuso i battenti negli ultimi 18 mesi, su circa 7.000 iscritte».
«Abbiamo appreso nei giorni scorsi dello sforzo che il Governo e Parlamento stanno affrontando per assicurare, tra le tante difficoltà, i fondi necessari alla ricostruzione degli edifici danneggiati dal sisma» scrive Cioni «tale sforzo è apprezzabile ed apprezzato, tuttavia, alla data odierna e di fronte ad una drammatica crisi che ormai da anni attanaglia le piccole imprese aquilane, che fanno i conti con i rubinetti delle banche non chiusi ma sigillati, ancora non si mette in campo una strategia di contrasto e non si individuano strumenti finanziari e di sostegno per le migliaia di piccole imprese del commercio, del turismo, dell’artigianato e dei servizi che continuano a chiudere i battenti. Eppure, all’indomani del mio gesto eclatante in Bankitalia, il giorno successivo al mio grido accorato, autorevolissimi esponenti del Governo ci avevano assicurato un tempestivo intervento finanziario, della istituzione di un fondo rotativo di 20 milioni di euro per restituire almeno un po’ di liquidità di sopravvivenza per il sistema delle Pmi. E invece nulla. A questo punto, mi sto ponendo legittimamente una domanda: ma non è per caso che servirà di nuovo un gesto non convenzionale?» conclude Cioni.

