Commercio in crisi chiudono 219 negozi nel giro di tre mesi

La denuncia di Cioni (Confcommercio): settore in agonia Anche gli ipermercati hanno ridotto i volumi d’affari

L’AQUILA. La crisi del commercio tocca record negativi. Nel primo semestre 2012 si è registrato un incremento esponenziale di negozi che hanno abbassato le saracinesche, con riflessi preoccupanti per l'occupazione. Migliaia i posti di lavoro a rischio, secondo la Confcommercio che chiede misure urgenti. Qualche dato. Nel primo trimestre dell'anno 2012 il saldo negativo tra aperture e cessazioni (pari a 219 attività nel territorio provinciale, la maggior parte delle quali all’Aquila e nel suo circondario) ha superato addirittura quello registrato per l'intero 2011 quando le chiusure erano state intorno a 200.

«Un quadro drammatico», afferma Celso Cioni, direttore regionale della Confcommercio, «che non può essere ignorato. All'Aquila sono centinaia le aziende del settore del commercio a rischio chiusura e migliaia i lavoratori sul lastrico». La crisi internazionale morde e si somma alla precaria situazione economica del post-terremoto, in una città dove il lavoro scarseggia e la disponibilità di portafoglio delle famiglie si fa sempre più limitata. «Una dinamica recessiva», commenta Cioni, «che sta caratterizzando già da tempo il settore, in particolare quello al dettaglio».

A soffrire di più sono i piccoli commercianti e le attività a conduzione familiare, ma anche la grande distribuzione, che dopo il terremoto del 2009, sembrava la panacea di tutti i mali, segna il passo. «Molti centri commerciali presenti in città sono in crisi», sottolinea Cioni. «La concorrenza spietata del mercato e la mancanza di disponibilità economica frenano il settore. La situazione sta precipitando».

La Confcommercio ha inviato una lettera al presidente della giunta regionale Gianni Chiodi, in cui si comunica ufficialmente l'uscita dell'associazione di categoria dal patto per lo sviluppo: «Le risorse stanziate per il commercio», spiega il direttore, «non sono proporzionate alle reali esigenze, per un comparto che, in Abruzzo, conta 70mila addetti e che assorbe il 70 per cento del Pil. Il picco delle chiusure di negozi, registrato in provincia dell'Aquila nel primo semestre 2012, conferma che la crisi non si è mai arrestata. Dopo il sisma molti imprenditori hanno tentato di ricollocarsi e di ripartire con uno sforzo economico notevole, ma la flessione delle vendite continua ad aumentare».

La Confcommercio chiede misure urgenti: risorse e interventi mirati per risollevare le sorti di un settore in agonia. «All'Aquila ci sono centinaia di attività a rischio chiusura», evidenzia ancora Cioni, «alle prese con incassi risicati e con la pressione delle banche che chiedono di rientrare o non concedono finanziamenti. Proprio in questi giorni Equitalia sta spedendo cartelle esattoriali per migliaia di euro. Soldi che le nostre imprese non hanno».

C'è, poi, la spada di Damocle della contestatissima circolare dell'Inps e dell'Inail, che chiede la restituzione dei contributi non versati dopo il sisma. «Se passerà questa linea, avallata dal ministro del Lavoro Elsa Fornero», incalza Cioni, «per molti commercianti aquilani sarà la fine. Non è possibile chiedere la restituzione di quanto non pagato a centinaia di aziende che hanno affrontato, a fatica, nuovi investimenti per riaprire le sedi distrutte dal terremoto».

La Confcommercio chiede al governo di «tornare sui suoi passi. Sul piano regionale occorre, invece, rimodulare le risorse destinate al commercio, tenendo conto della gravissima crisi che vive il territorio».

Monica Pelliccione

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