Comune, un anno di stop alla grande distribuzione  

Approvato in consiglio il piano che blocca le autorizzazioni fino a dicembre 2021 La Lega vota con la maggioranza. L’opposizione: provvedimento contraddittorio

L’AQUILA. Nessuna reazione. La Lega ha scelto il basso profilo in questa nuova fase della crisi in Comune. Allineati e coperti, come si direbbe in gergo militare, i tre rappresentanti del Carroccio hanno approvato con il resto della maggioranza tutti i provvedimenti all’esame del consiglio comunale di ieri. È passata così indolore per il centrodestra la prima seduta successiva all’estromissione dalla giunta degli assessori leghisti Daniele Ferella, Fabrizio Taranta e Fabrizia Aquilio, scaricati mercoledì dal sindaco Pierluigi Biondi come ennesimo atto del braccio di ferro in corso da tre mesi con il loro partito.
A parte la fredda comunicazione ufficiale del ritiro delle deleghe, da parte del primo cittadino, null’altro è stato aggiunto dalla coalizione sul delicato momento politico che sta vivendo. Così, al netto di un paio di assenze non tattiche, la maggioranza si è ritrovata ad approvare compatta il piano per il commercio illustrato dal vicesindaco Raffaele Daniele. Il provvedimento, che riforma quello precedente risalente al 2002, contiene una serie di misure di cui una di rilievo particolare: il blocco delle autorizzazioni per nuovi centri commerciali fino a dicembre dell’anno prossimo. Allo stop per le attività di distribuzione su superfici superiori a 2.500 metri quadri si affiancano disposizioni a sostegno del piccolo commercio soprattutto in centro, nonché riconoscimenti per i negozi più longevi e di antica tradizione.
Per l’opposizione si tratta in gran parte di indicazioni che contraddicono la politica portata avanti finora dal centrodestra. «Il divieto imposto ai grandi insediamenti commerciali è una nostra vittoria», sottolinea Lelio De Santis (Idv-Cambiare insieme), «perché ci siamo battuti da sempre per imporre questo limite». Il consigliere ironizza definendola «una misura comunista» e ricordando, tra l’altro, che è stata proprio la Lega a osteggiarla in passato. Per Stefano Albano (Pd) la stesura del piano avrebbe dovuto coinvolgere l’intero consiglio e le categorie interessate. «Così è invece l’ennesimo colpo di mano», fa notare, «per dimostrare che un pezzo di maggioranza può portare a casa un risultato». Secondo lui è stata persa l’occasione di organizzare gli «Stati generali del commercio, al di la di schieramenti, per affrontare le conseguenze economiche della pandemia e indossando un’unica casacca neroverde». Paolo Romano (Italia viva) rileva la mancata connessione del piano con strumenti urbanistici come la variante per il centro storico e con altri provvedimenti attinenti, tra cui quello relativo ai dehors.
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