Concorrenza sleale sui funerali: chiesto un milione di risarcimento

31 Ottobre 2021

Nel mirino le due confraternite cittadine citate in giudizio dai titolari di un’azienda del settore Ma i sodalizi si difendono: «Un ricorso del tutto infondato». La prima udienza il 9 febbraio prossimo 

SULMONA. Da sempre gestiscono a pagamento buona parte del cimitero di Sulmona vendendo loculi e organizzando le onoranze funebri per confratelli e consorelle e i loro parenti.
Una consuetudine per la città di Sulmona ma che è stata messa ora pesantemente in discussione dall’azione giudiziaria avanzata nei confronti dei due sodalizi da un’impresa locale di onoranze funebri.
Secondo i titolari della Casa funeraria Caliendo-Celestial, sia la confraternita di Santa Maria di Loreto che l’arciconfraternita della Santissima Trinità si sarebbero, infatti, rese protagoniste di una «evidente concorrenza sleale».
La Casa funeraria contesta ai sodalizi l’esercizio del doppio ruolo di gestore di servizi cimiteriali e attività di onoranze funebri, in contrasto tanto con la normativa regionale di riferimento che con le disposizioni antitrust. Per gli imprenditori Caliendo e Salutari, il contestuale svolgimento di attività funebre e di gestione cimiteriale, «risulta non solo illegittimo, in quanto realizzato in violazione di norma imperativa di legge, ma altresì suscettibile di integrare i presupposti di una condotta di concorrenza sleale».
A proporre il ricorso per conto della ditta di onoranze funebri è stato l’avvocato Armando Valeri, il quale dopo una prima bocciatura, è tornato alla carica chiedendo il maxi risarcimento. «Il giudice del tribunale di Sulmona ha rigettato il nostro ricorso perché non ha ravvisato l’urgenza, affermando però che esiste una ipotesi di concorrenza sleale», spiega l’avvocato Valeri, «a quel punto non abbiamo fatto altro che prendere in considerazione tutti i servizi funebri effettuati dalle confraternite cittadine negli ultimi cinque anni. Valore che è stato stimato in un milione e 80mila euro che chiediamo come risarcimento, ottenuto assegnando un valore medio di 4mila euro per ogni funerale, che costituisce la fetta di mercato sviata agli operatori che svolgono l’attività rispettando le regole».
Solo nel 2020 sono stati 86 i funerali celebrati in città dalle due confraternite.
«Esiste una norma regionale e nazionale», incalza l’avvocato Valeri, «che vieta a chi svolge servizi cimiteriale, (le confraternite si occupano della costruzione e vendita dei loculi e dei vari accessori tra cui lapidi, portafiori, lampade votive), di occuparsi anche dei servizi funebri.
Di parere contrario i legali delle due confraternite, gli avvocati Lando Sciuba e Antonio Pensa: «Al momento non vogliamo esprimere valutazioni sul ricorso», sottolinea l’avvocato Lando Sciuba, «ma riteniamo del tutto infondata la richiesta risarcitoria anche per i profili costituzionali che la stessa propone».
La prima udienza del processo, che si terrà davanti al giudice civile, è stata fissata per il 9 febbraio del prossimo anno.
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