Corruzione, i Taffo restano ai domiciliari

19 Agosto 2015

Si allarga l’inchiesta a Roma sugli appalti per la camera mortuaria dell’ospedale Sant’Andrea

L’AQUILA. Restano agli arresti domiciliari gli imprenditori aquilani Luciano Giustino Taffo (55 anni) e Daniele Taffo (27), padre e figlio, originari di Poggio Picenze ma da anni operanti a Roma nel settore delle pompe funebri.

I due, insieme ad altre sette persone, sono stati raggiunti dalla misura cautelare nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma per la gestione della camera mortuaria dell’ospedale Sant’Andrea della capitale.

Secondo l’accusa c’è stata una gara per accaparrarsi l’appalto che sarebbe stato praticamente “cucito” addosso ai Taffo. I quali, a Roma, sono balzati agli onori delle cronache per alcune campagne pubblicitarie con messaggi davvero singolari contenuti nei maxi-manifesti 6x3 («Per pagare e morire c’è sempre tempo», oppure «Perché piangere due volte?»).

I Taffo sono ai domiciliari dal 30 luglio scorso, accusati di corruzione, turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio a proposito del bando predisposto dai manager del Sant’Andrea. Reato al quale avrebbero concorso il mediatore Guerino Primavera e l’ex direttore amministrativo dell’ospedale Egisto Bianconi.

In sede di Riesame (dove il collegio ha confermato le misure cautelari per tutti i principali personaggi coinvolti nella vicenda) il pm Corrado Fasanelli aveva tirato fuori le carte dalle quali si evincerebbe una sorta di serialità, addebitata ai Taffo, nel manipolare le gare, oltre a una fitta rete di relazioni politiche sulle quali avrebbero potuto contare. Un decreto di perquisizione eseguito nei loro confronti dal pm Erminio Amelio e successivamente depositato ricostruisce nuovi episodi. Nel 2013, un’impresa concorrente aveva denunciato il condizionamento della ditta Taffo nell’aggiudicazione delle camere mortuarie ospedaliere. La Procura delegò gli approfondimenti alla Squadra mobile della polizia mettendo sotto la lente d’ingrandimento tutti i movimenti dell’impresa e dei suoi principali referenti. Gli investigatori ipotizzano l’esistenza di una cricca finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta. Tra gli indagati (in tutto 10) anche due politici della destra romana che avrebbero aiutato i Taffo a espandersi anche al San Camillo Forlanini.