«Così battiamo i tremori del Parkinson»

16 Maggio 2018

I medici illustrano le tecniche impiegate all’Aquila (seconda città dopo Verona) con un macchinario. Investimento da 3 milioni

L’AQUILA. Un’apparecchiatura a ultrasuoni focalizzati, guidati da risonanza magnetica, che consente di trattare in modo non invasivo – senza chirurgia, senza dolore e senza effetti collaterali – patologie neurologiche invalidanti, come i tremori essenziali o quelli causati dal morbo di Parkinson. L’avveniristico macchinario si chiama MrgFUS – acronimo che sta per Magnetic Resonance guided Focused Ultrasound – e L’Aquila è la seconda città italiana (dopo Verona) e la settima in Europa a dotarsene. All’ospedale San Salvatore si è appena conclusa con successo una sperimentazione condotta da un team multidisciplinare composto da radiologi, neurologi, neurochirurghi e anestesisti. A illustrare il funzionamento dell’applicazione e i risultati della sperimentazione sono stati il professor Carlo Masciocchi, direttore della Radiologia universitaria; il direttore generale dell’Asl Rinaldo Tordera; la rettrice Paola Inverardi e l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci. Presenti anche gli altri medici dell’équipe: il professor Carmine Marini, direttore della Neurologia; il primario della Neurochirurgia Alessandro Ricci e quello di Anestesia e Rianimazione Franco Marinangeli.
COME FUNZIONA. MrgFUS si basa su due princìpi che operano in sinergia: una risonanza magnetica “3 Tesla”, che aiuta il personale sanitario a individuare e monitorare la parte esatta dell’organismo da trattare, e gli ultrasuoni focalizzati ad alta intensità, che producono l’ablazione (piccole bruciature) dei tessuti malati. L’energia degli ultrasuoni viene concentrata su un volume molto piccolo di tessuto, quello che si desidera rimuovere. Questo determina un aumento della temperatura sufficiente a distruggere le cellule nel volume bersaglio, senza danneggiare i tessuti circostanti. Nel caso della malattia di Parkinson viene distrutto un particolare nucleo nervoso detto Vim (Ventralis intermedius nucleus) nel talamo. Il trattamento dura circa due ore ed è sufficiente una singola sessione. Non ha effetti collaterali, opera senza radiazioni, non provoca alcun tipo di dolore, non richiede interventi chirurgici né anestesia e non ha alcuna invasività. MrgFUS è un macchinario di progettazione israelo-americana basato su una tecnologia nata in ambito militare. Per condurre la sperimentazione, l’Asl ha usato un esemplare preso in comodato d’uso, le cui spese sono state coperte da due donazioni, una della Fondazione Carispaq e l’altra dell’Ance L’Aquila. Il manager dell’Asl ha annunciato che è stata predisposta la gara d’appalto per l’acquisto definitivo del macchinario. L’investimento previsto è di circa 3 milioni.
LA SPERIMENTAZIONE. La sperimentazione condotta in ospedale ha riguardato sette pazienti. Tutti hanno presentato, immediatamente dopo l’intervento, un miglioramento della gravità del tremore e non hanno avuto alcun effetto collaterale. «Questa tecnologia è in espansione grandissima», ha spiegato Masciocchi, «perché ha dei vantaggi enormi: la precisione e l’efficacia controllata del trattamento, con una capacità di errore inferiore a 0,3 millimetri. Nessun chirurgo può arrivare a tanto. Nell’ambito cerebrale, si sta già lavorando per utilizzarla per trattare i tumori profondi, quelli che non si possono operare».
FUTURO NEGLI INVESTIMENTI. «Anche in tempi di riorganizzazione di spesa e di reti ospedaliere», hanno commentato, in conclusione, Tordera e Paolucci, «è importante continuare a investire, sia sul personale che sull’innovazione tecnologica. Il futuro della sanità passa da qui».
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