Crollo via Rossi all'Aquila: «De Angelis senza colpe»

Arriva la sentenza della Cassazione: non è provato che i condòmini, pur se informati sui consolidamenti da fare, li avrebbero disposti
L’AQUILA. Il 6 aprile del 2009 il crollo del palazzo di via Generale Rossi fu una delle principali tragedie causate dal sisma: 17 vittime. Tra queste anche la figlia dell’ingegnere Diego De Angelis, che era anche amministratore di quel condominio. Lo stimato professionista, noto in città anche per aver insegnato a lungo nelle scuole, fu l’unico imputato di quella tragedia e venne condannato sia in primo grado che in appello. La Cassazione, mesi fa, lo ha scagionato e ora sono note anche le motivazioni con le quali i giudici di legittimità hanno ribaltato un verdetto che sembrava inesorabilmente avviato verso la conferma. Una decisione, che se non altro, lenisce la sofferenza di De Angelis.
La sostanza della motivazione è che De Angelis non poteva essere ritenuto colpevole di omicidio colposo plurimo per il solo fatto di non aver proposto ai condòmini i restauri da fare in occasione dei lavori di copertura del tetto del palazzo realizzato negli anni Cinquanta. «I giudici», dice la Cassazione alludendo ai precedenti processi, «hanno valorizzato i profili di colpa omissiva. Tanto si afferma, posto che la ragione delle decisioni delle sentenze di merito poggia sulla ritenuta inosservanza, da parte dell’imputato, rispetto agli obblighi che avrebbero imposto di effettuare la preventiva verifica della situazione strutturale del fabbricato».
«Deve rilevarsi», dice però la Cassazione, «che la Corte d’appello, nel disattendere le relazioni dei periti d’ufficio, sul carattere minimale dell’intervento progettato da De Angelis, ha espresso valutazioni che risultano inficiate dalle incertezze di ordine logico». La Corte d’appello ha sostenuto che l’imputato avrebbe dovuto informare i condòmini della necessità di un consolidamento e, in tal modo, essi avrebbero dato l’assenso e non ci sarebbero state vittime.
«Non viene offerto nessun elemento», dicono i giudici di Cassazione, «che indichi le ragioni in base alle quali ritenere che l’assemblea dei condomini, avuta l’informazione sullo stato del fabbricato, avrebbe deliberato l’effettuazione di non meglio precisati interventi strutturali con oneri di spesa del tutto indefiniti. I giudici hanno omesso di spiegare le ragioni per le quali i residenti, dopo la sciame sismico di gennaio 2009, in assenza di fenomeni indicativi della fragilità strutturale del fabbricato, avrebbero (con alta probabilità logica) deciso di abbandonare per mesi l’edificio così da non essere travolti dal crollo dello stabile che poi si sarebbe verificato la notte del 6 aprile 2009». Sulla base di queste e altre valutazioni la sentenza fu annullata senza rinvio. Nel corso dei giudizi De Angelis è stato assistito dagli avvocati Franco Coppi, Attilio Cecchini, Gianpiero Berti de Marinis.
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