D’Andrea: «Mantenere le regole ed evitare che l’infezione riparta»

28 Novembre 2020

Il medico sulmonese analizza la situazione: screening di massa utile a individuare focolai familiari Il lavoro del personale in ospedale va riconosciuto e apprezzato, emerse criticità nell’organizzazione

SULMONA. Dopo l’impennata di contagi registrata nelle scorse settimane, soprattutto nella provincia aquilana, la situazione epidemiologica nel Centro Abruzzo sembra attraversare un momento di stasi.
Gli esperti sostengono che sono gli effetti delle restrizioni imposte dall’ultimo decreto del presidente del consiglio. Ma, sempre secondo gli epidemiologi, non bisogna cantare vittoria perché una minima flessione nel rispetto dei divieti potrebbe rendere vani gli sforzi fatti finora, anche a Sulmona e nel circondario.
Così come sottolinea l’ex primario del reparto di rianimazione dell’ospedale di Sulmona, e attuale presidente degli Amici della Fondazione Isal, Gianvincenzo D’Andrea, che affronta svariati temi sull’attuale situazione che sta vivendo il Centro Abruzzo.
Professore, che cosa bisognerebbe fare per invertire la curva dei contagi?
«Se c’è una cosa che dobbiamo aver imparato da questa epidemia è che non è assolutamente utile cantare vittoria appena si vede un rallentamento della progressione dei contagi determinato dall’adozione di drastiche misure di confinamento. Il ritorno, soprattutto precipitoso, a condizioni di vita usuali in era pre-Covid, senza che ne esistano presupposti di ordine sanitario, non porta mai a niente di buono, con il rischio di una ripartenza e recrudescenza dell’infezione che, invece, nell’interesse di tutti, dovremmo spegnere quanto prima e tenere sotto controllo. Dobbiamo continuare, quindi, a mantenere le regole di comportamento che conosciamo, con pazienza e con la convinzione che così facendo aiutiamo noi stessi e gli altri».
Lo screening di massa deciso dal governo regionale è utile o no?
«Gli screening rapidi di massa in situazioni come quella attuale servono ad avere un quadro molto preciso e in tempi ristretti della dimensione dei soggetti portatori del virus, malati e asintomatici in un dato campione di popolazione. È una procedura che consente di mettere in atto specifiche misure di contenimento di focolai rapidamente identificati ma anche di conoscere il numero percentuale di asintomatici nel campione esaminato procedendo ad un immediato isolamento degli stessi ed impedendo, in tal modo, la diffusione del contagio sopratutto in ambito familiare».
L’ospedale dell’Annunziata di Sulmona sta vivendo una situazione davvero critica: diversi reparti sono alle prese con il virus e rischiano di bloccarsi.
«L’ospedale di Sulmona ha fatto sicuramente molto di più di ciò che poteva. Il comportamento del personale impegnato per affrontare l’epidemia, penso ai reparti di pronto soccorso, Rianimazione e non solo, con i mezzi a disposizione, deve essere riconosciuto e apprezzato. La differenza nella risposta sanitaria di fronte a un’epidemia la fa l’organizzazione e sopratutto la preparazione dell’organizzazione prima che arrivi la marea dei pazienti. Le notizie, ripetutamente pubblicate dai mezzi di informazione, hanno evidenziato una situazione con evidenti aspetti di criticità, peraltro ripetutamente riportati dallo stesso personale sanitario che in alcuni casi li ha addirittura segnalati alla magistratura. Se tutto questo è accaduto, e non doveva accadere, qualche domanda varrebbe la pena farsela».
La stagione invernale e gli impianti di risalita di Roccaraso e Rivisondoli, ma anche delle altre località turistiche dell’Abruzzo interno, costituiscono buona parte del Pil di questa parte della regione: secondo lei bisogna riaprirli, così come ogni anno nel ponte dell’Immacolata, o vanno tenuti chiusi?
Sull’apertura degli impianti sciistici nel periodo natalizio si sta discutendo a livello di Comitato tecnico scientifico nazionale e credo valga la pena attendere quanto verrà suggerito dagli esperti. Mi permetto di ricordare che la tutela della salute di tutti i cittadini, nel nostro Paese, è un obbligo per lo Stato non soltanto per adempiere al dettato costituzionale ma anche per la tutela dell’economia nazionale».
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