De Amicis: «Festa laica, religiosa e storica»

31 Agosto 2023

Il bilancio del direttore artistico: «Il Papa ci ha fatto un bellissimo regalo, teniamo la barra diritta»

L’AQUILA. Una Perdonanza di sold out ed eventi sempre stracolmi, ma anche di polemiche. Appena conclusa la 729esima edizione, tira le somme il direttore artistico, Leonardo De Amicis, fresco di riconferma anche come direttore musicale di Sanremo.
Maestro, il primissimo bilancio della Perdonanza 2023?
«È stata un’edizione bella. Abbiamo prodotto spettacoli, come l’apertura, indirizzati a veicolare concetti e principi molto importanti. Volevamo parlare dell’assurdità della guerra e della pace. Lo abbiamo fatto insieme a molti giovani perché questo tema riguarda soprattutto le future generazioni. Quello della Perdonanza è stato un palcoscenico parlante, da cui abbiamo lanciato messaggi. Sono contento, c’è stata affluenza enorme e continua interazione col territorio».
Qual è stata la serata che le è piaciuta più delle altre?
«Le serate sono tutte importanti. Quello che abbiamo realizzato è un progetto che parla varie lingue, in varie giorni. Ci sono state tutte le arti, non è mancata la parte ludica, più leggera. Si sono svolte le attività religiose e storiche. La Perdonanza è una macchina complessa, da quando è venuto il Papa è divenuta una festa internazionale che ha riscosso grande successo: a Collemaggio abbiamo una capienza certificata di 7.000 persone, ma già nella cerimonia di apertura dal palco non riuscivo a vedere l’ultima persona».
Dopo la visita del Papa è stato difficile tenere il passo?
«Papa Francesco ha fatto un grandissimo regalo alla città riconoscendo l’importanza a livello planetario della Perdonanza, noi cerchiamo di tenere la barra dritta, nel raccordare religione, storia e parte laica. Nel passato c’è stato un momento di grande scollamento, ma la Perdonanza è tutto questo: una festa laica, religiosa, storica».
Più che nel passato, non sono mancate le polemiche. Il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi si è scagliato contro un palco sul sagrato di Collemaggio. È stato davvero un errore?
«Trovo che la basilica di Collemaggio sia veicolata in maniera straordinaria da questo palco: bellissima, illuminata, una cartolina che a pagarla non ci sarebbero soldi. Se montassimo un palco allo stadio sarebbe probabilmente un’immagine priva di contenuto. Collemaggio è il marchio della Perdonanza, come lo è l’arena di Verona per l’opera o la chiesa di Assisi per il concerto per la pace».
Cosa le è piaciuto di più e cosa meno?
«Mi sorprendo ogni volta, non ci sono cose più o meno, tutto quello che ho pensato, ho scritto, è stato realizzato. Non mi piace la pioggia dell’ultimo giorno, ma il bello di questa città è anche il tempo, che muta in un secondo».
Se potesse tornare indietro di una settimana cosa cambierebbe?
«Niente».
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